Anacardi ed esorcismi

Ci metto sempre un po’ di tempo per metabolizzare e scriverne.Quella smania che mi accompagna mentre guardo fuori dal finestrino dell’aereo e vedo il Vulcano sfumacchiante.

Quella sensazione pazzesca che siano passate una manciata d’ore dall’ultima volta e invece è passato un anno e mezzo.

Dopo pochissimi minuti la faccia già mi fa malissimo ma non posso proprio smettere di ridere. Quelle risate così vere e violente che non riesci nemmeno a stipartele dentro per cacciarle fuori nei momenti difficili.


E la dannata leggerezza che nasce da quella cosa che abbiamo imparato a fare insieme nel tempo: la condivisione del dolore.

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Quattro.

Sono passati quattro anni da quel giorno in cui mettevo il piede in quel tunnel lunghissimo senza apparente via d’uscita.
Il vortice del nulla mi risucchiava, si mangiava ogni straccio di emozione rimasta. Le raschiava dalle pareti interne del mio corpo e lasciava che il vuoto riempisse ogni anfratto.
Quattro anni da quella sera, quando il silenzio era così stridente da far male alle orecchie.

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sai qual è il problema?

Il problema è che siamo troppo abituati a costruire castelli in aria.

Castelli per ogni cosa. Anche per il sapone delle mani che intanto è finito, inevitabilmente.
Castelli per ogni sensazione, per ogni dubbio, ogni sporco pensiero.
Siamo anime tormentate. Da cosa? Da noi stessi.

Burattini appesi a dei fili invisibili, padri di decisioni non nostre. Ci muove il tempo, con le nostre mosse rigide e le giunture doloranti.

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