Catania, fino a un’ora prima del tramonto

I viaggi ti insegnano quando parti con la consapevolezza di voler imparare. Il desiderio di riscoprirsi e di ritrovare tasselli che hanno fatto di te quello che sei diventata. Tasselli sparsi su di un’isola con la forma di un triangolo. Su di una terra che ha visto crescere la tua nonna e anche un po’ la tua mamma. Il mio viaggio comincia con un’ora di fila nella fila del check in sbagliato. Troppo presto arrivo all’aeroporto, piena di agitazione per la paura di aver dimenticato qualcosa (il gas aperto ad esempio). Rido di me quando capisco che sono nella fila per Sharm El Sheik e la signorina inacidita del check in mi dice che “forse hai guardato il primo volo a caso di questa compagnia e hai sbagliato”. Certo, se non fosse che era pure un’altra compagnia. Superato il poco divertente tono della signorina inacidita, aspetto silente il mio check in. Mi metto in fila. Una ragazza con un chiwawa in un trolley aperto mi fa sorridere. Chissà se la rivedrò sull’aereo. Mi siedo nel mio posto finestrino, allacciando subito la cintura. Decolliamo e David Foster Wallace riposa insieme al suo saggio su Lynch sulle mie ginocchia. La paura di prendere l’aereo da sola passa in secondo piano quando vedi la cima dell’Etna, la signora fumante che ti sta aspettando e che sputa fumo bianco quasi fosse un saluto. Pestare la strada stretta e in discesa del paesino, accorgersi che tanto è cambiato, ma non troppo. Non ci sono più le signore ai bordi delle strade sulle loro sedioline che ti salutano, guardandoti un po’ strano, quando passi. Ma tu le immagini perché ti ricordi dove sedevano, davanti alle loro porte. In compenso è la realtà che regna in questi piccoli borghi che ti fa respirare la Sicilia. Profumo di pane sfornato a tutte le ore. Vecchiette che reggono casse di frutta e verdura sulla testa. Altri tempi che ti avvolgono in un’atmosfera sfocata di ricordi d’infanzia.

La prima città che visito è Catania. Non l’avevo mai visitata prima e in tutta sincerità non mi delude.

A Catania conosciamo Giulia (Maghetta Streghetta) e Pier, amicizie virtuali che assumono forma, profumo e voce. Giulia non ama la sua città, ma a me non dispiace. Mi mostra i luoghi più belli e vicoli suggestivi.

Mi fa vedere dove fanno il mercato del pesce, ma data l’ora non rimane che qualche pescivendolo che lancia secchi d’acqua per pulire la strada. E’ un’atmosfera strana. E’ settembre a tre quarti che regala calma. Pochi turisti, qualche coppia di sposi che si fa fotografare con l’elefantino alle spalle.

La tradizione catanese ti impone che se vai a Catania devi bere selz sale e limone, ma solo nei cioschi.

Non nei bar, ma nei chioschetti che trovi per strada. A Catania ci mettono i pistacchi sulla granita al pistacchio, ci hanno capito tutto questi dalla vita. Una delle granite più buone che mi sia capitata di mangiare. Diversa da quelle del messinese, più cremosa. Crema di chiacchere, risate sguaiate con amici nuovi che ti sembra di conoscere da sempre. Un viaggio nel mio passato che comincia con una botta di presente. Con una statua orrenda di un cavallo cappottato e un dibattito su quanto sia brutta e su cosa stia a rappresentare.


Un viaggio che comincia con un cartello che ti avvisa che l’anfiteatro di Catania chiude un’ora prima del tramonto.

E poi guardi attraverso le fessure e inizi a ricordare dettagli, di un viaggio che sta cominciando.

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11 pensieri su “Catania, fino a un’ora prima del tramonto

  1. Eh ma. Dillo però che la granita di pistacchi IOOOOOOO IOOOOOOOOOO te l’ho consigliata.
    Credo manchi il fatto che ci fossero solo 3049382034823048230948230482304823042340283042830420348203482304823042843 milioni di spose.
    E’ stato bellissimo conoscerti, Giulia.
    Un bacio grande.

    • Assolutamente lo dico: LA GRANITA DI PISTACCHI ME L’HA CONSIGLIATA LEI (prenditi questo merito, perchè è tuo davvero).
      Si in effetti quante cacchio di spose (ricordiamo soprattutto quella coraggiosa con il fiore viola e la damigella con il vestito del colore del fiore -__-) c’erano?! Cataniamarriagephotocenter.
      E’ stato bellissimo davvero 🙂
      Grazie Giulia

  2. Posso lasciarlo anche io un commento??
    Sono tua amica da circa 20 anni.. e queste cose stupende sulle tue origini le ho imparate stasera. Fino ad ora avevo, ed ancora ho, qualche tua cartolina ormai un po’ stropicciata dalla Sicilia, che mi hai mandato quando eravamo bambine.
    Davvero bellissimo questo tuo racconto, io che non ci sono mai stata, ora è come se l’avessi un po’ visitata. 🙂
    Un bacio

    Angy

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