NORD SUD OVEST EST. Ma più ovest direi.

La parte occidentale della Sicilia si presenta ancora più arida e secca. Quei paesaggi sconfinatamente bruciati che amo.

Viaggiamo in macchina verso San Vito lo Capo in preda a una fuga dall’Oriente. Quattro pazze avventuriere sul loro galeone a quattro ruote.


Prima di arrivare a San Vito decidiamo di fare tappa a S. Stefano di Camastre. Un paesello che già avevo avuto il piacere di visitare e nel quale sono voluta tornare anche stavolta.
S.Stefano è famoso per le sue ceramiche, non di certo meno importanti di quelle di Caltagirone. Ti accolgono nella via che porta al belvedere una serie di botteghe di ogni sorta di oggetto, piastrella, tazza, scacchiera. Tutto in ceramiche colorate. Prima c’è il negozio che sfoggia tinte gialle e blu, poi c’è quello rosso e blu. E’ un tripudio di colori.

Le ceramiche rosse sono di certo quelle che più mi affascinano. Premetto che odio queste cose. Ma le ceramiche di S.Stefano mi piacciono e anche molto.

Quasi al belvedere si inciampa in una fontanella stupenda. Anch’essa decorata, dalla quale sgorga un rivolo timido d’acqua. Il mosaico dietro la piccola giara dalla quale sgorga l’acqua da un senso di pace. I visi sui quali ti accorgi di aver appoggiato i piedi ti guardano curiosi. Ti sposti un po’ imbarazzato e con un cenno del capo chiedi scusa per averli pestati.


C’è una striscia che decora la recinzione del parchetto composta di mattonelle che illustrano mestieri antichi. Quella del forno è indubbiamente la più bella e mi sembra quasi di sentire l’odore della ciambella di semola cotta a legna. Non sono di certo da meno gli intarsi che decorano la ringhiera di un bar all’aperto. Un salottino di sedie gialle che ricordano i limoni e i girasoli delle ceramiche.


E’ una macchia di colore in mezzo alle sterpaglie aride, S.Stefano.

Mangio pane e panelle e prego mamma di fermare la macchina. C’è un giardino di ulivi in mezzo al nulla. Ci sono delle pecore.



E’ incredibile quanto mi sembri di essere dentro un presepe, ma in piena estate.
Mamma accosta e mi catapulto giù dalla macchina, al lato della strada. Mi aggiro tra gli alberi come una samaritana in cerca di un pozzo d’acqua con la mia fotocamera in mano. Le pecore mi guardano stranite, forse pensano che sia una povera pazza che fa macro su olive attaccate ai rami. Forse hanno ragione. Ma io sorrido e faccio click, per poi tornare al lato della strada.

Per un attimo mi sembra di essere in una di quelle strade che si vedono nei film ambientati in Messico. Vedo le onde di calore nell’aria. Vedo polvere intorno a me. Cammino al lato di una strada deserta, fra le montagne e la polvere. Salgo in macchina ed è S.Vito Lo Capo.

Ed ecco che dal Messico finisco in un’atmosfera araba da mille e una notte. Cupole tondeggianti segnano il passaggio dei mori. Mari e montagne. Rocce che al calar del sole diventano rosa.


Il sole si tuffa nel mare mentre la mia mamma va vibrare il marranzano fra le labbra. Lo scacciapensieri. E i pensieri per un attimo li scacciamo tutti, perché ora vorrei solo essere come il piccolo principe: girare la sedia e vedere altre 36 volte questo spettacolo che piano piano si è consumato davanti ai miei occhi.

Il sole è già giù, ormai è notte. A Palermo ci passiamo di sfuggita e per sbaglio. Spingo il piede sull’acceleratore e torno ad Est.
E ormai è già domani.

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2 pensieri su “NORD SUD OVEST EST. Ma più ovest direi.

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