Tremare

Sono le 4 del mattino quando, dopo due ore, il letto trema ancora.
Come per la scossa precedente, mi siedo sul letto e cerco di realizzare. In pochi secondi sento dei suoni nel buio. vetri rotti. non smette.

afferro l’iphone rovistando nel buio. faccio un urlo per svegliare i miei. loro spesso non se ne accorgono che c’è il terremoto. ci troviamo nel corridoio del primo piano e ci guardiamo spaventati. facciamo le scale rimbalzati come palline di un flipper impazzito che si chiama mondo.
al piano di sotto sentiamo vasi e bottiglie che continuano a infrangersi senza prestare troppa attenzione al nostro passaggio.
la terra trema come le nostre viscere.


ci ritroviamo in giardino, come tutto il vicinato confuso. giro su me stessa, stretta nel mio pigiama bianco. trema la terra sotto i miei piedi, tremano i miei muscoli e i miei nervi.
sono le 4 di una domenica mattina come le altre. che non è come le altre.
senza riflettere corro dentro casa a cercare il mio gatto con la torcia dell’iphone spianata. vedo cocci, tavoli rovesciati. quadri rotti. corro evitando di inciampare. lo chiamo, lo chiamo. non lo trovo.
un’altra scossa forte. sento le urla di mia madre. prendo velocemente qualche giacca e le chiavi della macchina.
corriamo da nonna e zii per accertarci che tutti stiano bene, soprattutto i bambini.
guardo il faccino addormentato del piccolo, con la sua beata ingenuità. dice papà papà confuso, assonnato, sfegandosi gli occhi. è allora che ti accorgi di quanto si veda il terrore e la consapevolezza di un adulto, riflessi negli occhi di un bambino inconsapevole.

Mamma sono scosse di arredamento queste? – dice il diecenne, avvolto nella coperta.
di assestamento, amore. si dice di assestamento.

la terra non si ferma, continua a tremare. passano così quattro ore. stiamo bene, certo. ma c’è paura. c’è incredulità. c’è angoscia. in uno scenario di un film, surreale. con le prime luci del mattino che sembrano solo riflettori puntati, dietro una telecamera di una realtà che non esiste.

perchè certe cose non succedono a noi, le vedi solo in tv. e dici mammamia povera gente. ma adesso quella gente sei tu, gli sfollati sono tuoi conoscenti e colleghi, il tuo vicino di casa dorme in macchina, la tua chiesa sta per crollare.

vedi il tuo paese attraverso lo schermo di un televisore. e non lo riconosci. stuprato, sfregiato, ferito. la gente piange. le mani tremano come la terra.
non si è mai verificato un evento sismico del genere, nella mia terra.

gli amici ti stringono, anche da lontano. ti abbracciano e ti fanno sentire la loro protezione e la loro indispensabile presenza. senti il sollievo nella loro voce, quando rispondi alla chiamata.

non possiamo dormire a letto, ma ci facciamo coraggio e allestiamo letti improvvisati a portata di ingresso. non è facile chiudere gli occhi.
la testa gira come quando hai preso una bella sbronza pesante. come se fossi su una nave e il mare fosse forza 9.

una notte è passata. ce ne saranno altre. lunghe. forse troppo. ma ci saranno.

il mio gatto è tornato a casa, dopo esser scappato al tranquillizzarsi dell’aria. ha paura, non vuole entrare, ma ci ha fatto vedere che c’è.

pochi secondi per cancellare edifici e storie. troppo tempo per affievolire le crepe che ti spaccano dentro. le crepe dalle quali entra la paura.
Per quanto tempo ogni piccolo rumore sarà come un’iniezione di adrenalina dritta al cuore? per quanto tempo ogni vibrazione ci farà paura? per quanto tempo ogni rombo sarà uno di quei boati?

per qualche interminabile secondo. come una crepa stuccata, una cicatrice sbiadita.

gli stessi interminabili secondi in cui la tua vita corre davanti ai tuoi occhi. mentre il sangue inonda il tuo cervello. ricordi, suoni, odori, sapori. passa tutto in un istante e tu ti senti fermo immobile. ma stai correndo. stai correndo per aggiungere questo momento alla pellicola del film della tua vita.

gli stessi interminabili secondi in cui pensiamo: e se finisse così?

ma siamo ancora qui e piangiamo chi non ci è riuscito ad esserci ancora. chi non doveva essere là. chi non potrà raccontare quando ha visto la chiesa sgratolarsi come fosse un castello di sabbia con un soffio di vento.

mentre la terra tremava insieme alle nostre viscere.

20 maggio 2012

UPDATE

http://www.twitmix.it/2012/05/21/un-piccolo-aiuto-per-lemilia-romagna/

diamoci da fare. ce n’è davvero bisogno.
Grazie, davvero, fin da ora a chi vuole contribuire.
rinunciare a un caffè per mettere una piccola pietra dove adesso c’è un cumulo di macerie. 

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23 pensieri su “Tremare

    • grazie Max, mi ci sono trovata casualmente e delle due forse è stato meglio così.
      Stare vicino alla propria famiglia in un momento del genere è mille volte meglio del sentirsi inermi da lontano.
      Nella sfiga, è andata bene così.

  1. Ho le lacrime agli occhi nel leggere quei momenti che mi avevi raccontato al telefono attimo dopo attimo. Ho cercato di esserti vicina come potevo ed è stato per me importantissimo vedere come mi cercavi in quei momenti drammatici. Mi sono sentita inadeguata, perché vedevo che quello che realmente volevo fare non mi era possibile. Non riuscivo ad essere lì fisicamente ma ero presente con lo spirito. Ti tenevo la mano e te la stringevo col cuore.
    Quello che ti circonda, proprio come te, è diventato anche il mio mondo: Quegli orizzonti dominati dal volo degli aironi, quelle distese di terra che amavo contemplare in macchina. In un attimo la Natura ha distrutto ciò che l’uomo ha costruito con anni di sacrifici. Lo skyline di quegli orizzonti al tramonto ha perso la sua identità col crollo dei tipici campanili.
    Non posso accettare che il terremoto ha portato via il sorriso a quelle persone che amo e che sono entrate a far parte della mia vita, grazie a te!
    Ti sarò accanto sempre perché sei parte di me e sei il mio mondo. :* ti adoro stellina mia!
    **

    • in certi momenti siamo tutti inadeguati. non possiamo fare niente, se non guardare le cose che crollano.
      ma il sentire le persone care vicine, quello è fondamentale e colma una parte di quell’inadeguatezza.

  2. Siete vivi, siete vivi. Solo questo conta. Vi sentirete tremare ancora per un po’, vi tremeranno pure i pensieri. Ma poi tornerete a poggiare i piedi con fiducia. Perché è l’unica maniera per andare avanti.

  3. Giulia, ti tengo stretta stretta sul cuore, insieme a tutte le persone a cui vuoi bene, e insieme alle tue cose e ai luoghi che ti appartengono. Sappi che per quanto possibile ti sono accanto e ti voglio bene.
    Scrivo commossa. E tremo con te.

    • per fortuna i danni alle cose sono stati piccoli a me e i miei parenti, per fortuna nessuno si è fatto male (a parte qualche livido =.= ). è andata bene e passerà, o meglio, si affievolirà.
      non credo che certe cose passino mai del tutto 😦
      Grazie e mi prendo tutti gli abbracci :*

    • maaaa siiiiiiiiii oramai siamo già abituate! (come sto andando?)
      la paura passerà, non scatteremo più al primo rumorino. certo ci è andata bene ❤ pensa quando lo racconterai a Ginevra ❤

  4. Ogni piccolo, impercettibile sussulto mi fa pensare a te, a voi. Spero tutto finisca al più presto, anche se, mi rendo conto, ci vorrà tempo… per ricostruire e per smettere di avere paura. Vorremmo poter fare di più. Intanto ti abbracciamo forte

  5. Altro che pelle d’oca, vero terrore. Ho sentito anche io tremare la terra e rompersi i vetri, non ci resta che star vicino alle popolazioni dell’emilia che resteranno segnate da queste giornate per tutto il tempo a venire. Passa a trovarmi!

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