Favole illustrate in b/w

La si può quasi raccontare come una favola illustrata, dai disegni in bianco e nero con qualche tratto colorato.
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Una storia di quelle semplici per raccontare di cose successe un tempo, in certi luoghi, spazi. dimensioni.

noi, che da pixel siamo diventate sangue e profumo. mi piace definirci così.

Un titolo semplice per una che semplice è. Anche se a prima vista non sembra.
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Volevo scrivere di iaia un anno fa. ho provato in ogni modo a tentare di spiegare cosa è. ho scritto appunti dettagliatissimi su una moleskine infilata in uno zaino. ho registrato nella testa il primo abbraccio, tremolante e timido, di quella che per me non era solo un’amica di pixel, ma una persona già speciale ancora prima di.

Ho imparato a conoscere iaia decidendo di oltrepassare uno schermo, come fosse uno specchio. In realtà non è che l’ho proprio deciso.

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Ci siamo osservate da lontano, come due bestie spaventate, ma curiose. Ci siamo annusate e avvicinate lentamente, con quella cautela che solo a chi sembra avere qualcosa di grande da dare si riserva.

Timide e con le guance rosse ci siamo nascoste dietro un abbraccio in cui il tempo l’abbiamo fermato. Ci sono stati sorrisi, qualche scoglio in cui inciampare. Ci siamo prese per mano e ci siamo rialzate piano piano. Quando pioveva e ci siamo promesse che il sabato seguente ci saremmo riviste.

E’ passato quasi un anno e il tempo l’abbiamo fermato ancora. Abbracciarla buttando le braccia al collo a iaia è un po’ difficile perché è più alta di me e mi devo mettere in punta di piedi per stringerla forte.
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Fa un caldo pazzesco e lei ha paura del sole, con la pelle bianca come la mia ci prendiamo per mano e corriamo nei punti di ombra. E’ spaventata iaia, ma per me cammina sotto il sole. Per portarmi a Ortigia e Siracusa, dove mai avevo poggiato piede. Mi mostra i negozi più strani e gli angoli più nascosti, fino a che ci ritroviamo a fissare marionette che sembrano vere come due bambine con un giocattolo nuovo.

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E poi quelle sere in terrazzo dove niente conta se non la sua risata. Ridiamo fortissimo senza alcun pensiero, dimenticandoci di tutto. Con le lacrime, il mal di pancia, sputacchiando acqua ghiaccioli e quant’altro. Ridiamo fino a notte fonda, mentre in cielo le stelle brillano e un torinese sonnecchia. Mi viene in mente il passo del piccolo principe dove racconta che solo lui avrà delle stelle che sapranno ridere, così guardo in alto mentre lei ride fortissimo e tutte le stelle mi sembrano sorridere.

Non è una che ride sempre iaia, per questo mi piace il suono della sua risata. Mi piace farla ridere, anche quella mattina quando non rideva sulla sua sedia rosa. Quella mattina che ho capito che mi piace farla ridere fortissimo.

Il suo caffè è nettamente migliorato con l’avvento della Nespresso uotéls e li fa talmente lunghi che ci si potrebbe infilare una ciambella e nuotarci dentro per almeno due ore.
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La guardo disegnare, mentre lei non mi vede, e potrei stare così per ore. Come muove la penna sulla tavoletta grafica, con quel movimento quasi ipnotico preme bottoncini a caso e crea mondi. Mondi bellissimi dove mi piace girovagare con la testa, mentre lei sta china sulla tavoletta con le sue unghie lunghissime e rosse.
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Se si accorge che sto sbirciando arrossisce e dice di vergognarsi, allora faccio finta di girarmi per poi sbirciare ancora.

Registriamo video dove rimanere serie è davvero difficile e penso, mentre mi colora la faccia con gli ombretti più impensabili, che era una vita che non mi divertivo così. Come una bambina che si sporca la faccia e ride fortissimo senza preoccuparsi di sporcare la maglietta bianca. Perché con iaia è così. Si gioca, quando è il momento di giocare.
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Ci sediamo sugli sgabelli e guardiamo il torinese spremerci i limoni per il selzallimone, lo prendiamo in giro e lui sorride. Ci spruzziamo succo di limone mentre diamo fuoco a padelle e salsa di soia, creando una nebbia fittissima in tutta la cucina. E ridiamo. Ridiamo della salsa di soia che va a fuoco, del fatto che stiamo cucinando con gli occhiali a cuore e le piume in testa e che non ce ne importa niente se si sta bruciando il pesce. Perché siamo lì, siamo insieme e siamo leggere come palloncini che potrebbero sollevare tutta la casa per volare fino alle pendici dell’Etna o sorvolare l’isola bella.
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Camminiamo insieme, vestite di nero e con le maniche lunghe mentre la gente in shorts e infradito ci guarda stranita. Sorridiamo. Perché noi siamo diverse, ma anche uguali. Siamo fatte di un’altra cosa, con un altro stampo che la gente non può comprendere a fondo. Può solo guardarci strano con la nostra maglia a maniche lunghe in una serata di fine luglio.

Ho preso una matita rossa e le ho disegnato un cuore fra le sue linee bianche e nere, lei l’ha presa blu e mi ha disegnato gli occhi per vedere. Così ci siamo guardate dentro e l’abbiamo capito. Che siamo la nostra cura più bella.
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Mi sento un ingrediente di una medicina che non è soltanto amara, ma difficile da inghiottire. Mi sento parte di una cura per chi una cura se la sta costruendo. Ed è così che inghiottisco diligente la mia pillola, con un po’ di zucchero.

Ho capito di voler bene a iaia quando ho chiuso gli occhi prima del decollo e mi sono addormentata. Quando non ho avuto paura di volare da sola. Mentre lei usciva di casa senza le calze 8 denari, sotto il sole. Mentre entrava nel bagno del bar e io le aprivo la porta. Mentre si sedeva all’aeroporto ad un pessimo fast food. E lo faceva per me. Metteva da parte le sue paure e io mettevo da parte le mie.

Tenendoci per mano, perché non è da soli che si vince. Lei me l’ha insegnato, fra le righe, dicendomi di essere una solitaria, un cane sciolto. Proprio come me. Due bestie selvatiche domate da un laccetto rosso che ci circonda la vita anche se non si vede.

Come una favola illustrata, disegnano sullo stesso foglio, con due matite fucsia perché è la tua preferita. I colori dei nostri smalti non sono per niente in pendant ma sono esattamente gli stessi che danno carattere ai nostri bianchi e neri.

Il rosso del tuo cuore, il blu dei miei occhi.

Chiudo nella valigia il suono di quella risata sul terrazzo e me la porto sempre dietro, per risentirla quando mi manca.

D’altronde mi basta guardare le stelle per sentirla riecheggiare fortissimo in tutto il cielo.

Le mie stelle sanno ridere.
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E il nostro è solo un arrivederci a presto, bestia.

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26 pensieri su “Favole illustrate in b/w

  1. e comunque non eri autorizzata a divulgare quella foto dove si capisce che ho il braccio grosso.
    maledetta.
    dovevi tagliarla.
    machetihoinsegnato?SANTOCIELO!

  2. Pingback: Grattugia Cappero Nanoso – Garden Gnome

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