Amenonmenefreganiente dei capelli

Ho un cappello di paglia e il vento che entra dal finestrino me lo fa svolazzare.

Sembra passato un decennio e invece è passata un’ora. Un’ora in cui ho guardato nervosamente l’orologio ad intervalli regolari di 4 minuti.

Non mi ricordo precisamente come e quando ho conosciuto Ale. Ma nemmeno Cri eh.Di solito me lo ricordo. Ma con loro no, mi pare anche che per un certo periodo pensavo di stargli antipatica.

Un po’ come a scuola, quando guardi quella che poi diventerà la tua amica del cuore un po’ diffidente.

Ho riempito una valigia e via.

Perché dopo un po’ di tempo sento di non poterne fare a meno. Guardo stordita il paesaggio del nulla, polveroso, fuori dal finestrino. Mary sgranocchia pringles, io sonnecchio per non smaniare.

Scendiamo e fa talmente caldo che mi gira quasi la testa. Una cogliona all’altro lato della strada ci viene incontro fingendo spavalderia.

E’ quando la abbraccio che ho di nuovo quella sensazione. Quella che forse già un paio di volte ho tentato di raccontare. Non capita con tutti.

Ho un cappello di paglia in testa, il vento me lo fa svolazzare, e io sorrido inebetita con il braccio appoggiato al finestrino spalancato. Respiro a pieni polmoni e mi riempio la bocca di libertà.

Ale mi fa ridere così tanto che mi ritrovo nel supermercato con le lacrime agli occhi stringendo un pacchetto di rucola.

Lei è quella che non si fa vedere in videochiamata e che canta in playback, ma è anche quella che ti fa aggrappare nell’acqua fresca e ti culla quando la notte non hai chiuso occhio (e poi ti annega, ma questa è un’altra storia).

Ale ti sgrida se ti metti il doposole spalmando con troppa enfasi e ti cazzia se stai al sole. E’ anche quella che sbaglia i bivi (è ora di finirla con questa ridicola commedia. Lei non sbaglia i bivi. Basta) e dice che non li sbaglia.

Che è una cogliona l’ho detto? beh lo ridico. Ale è una cogliona. Ha dei capelli bellissimi che troppo spesso tiene legati e ti fa venire voglia di strappargli il fermacapelli.

Non vuole farsi fotografare, ma la triste realtà è che con le foto alla fine vinco sempre io.

Quando mi hanno detto che avrei passato il ferragosto con le sorelle Capelli non ci credevo. Non per il fatto che fosse il ferragosto in sè, ma perché ho sempre pensato che le sorelle Capelli insieme fossero uno spettacolo senza uguali dopo il bigbang. Forse qualcosina in più. Esplosive. Einfatti.

Due giorni scarsi per osservarne una, che poi si sarebbe palesata l’altra.

Cristiana in arte Bibi, la fudbloggah che non voleva essere una fudbloggah. Amica storica di iaia, la quale me l’ha raccontata. La quale mi ha raccontato.

Quando ho detto a iaia che andavo da Ale e Cri mi sono quasi sentita in colpa, perché è vero che non avrei dovuto andarci prima di lei.

E quella sera sul suo terrazzo, quando non tirava un filo d’aria su Catania, lei guardava l’iphone e sorrideva e io, con aria interrogativa, la guardavo. Lei mi aveva detto solo: “ho detto a Cri che le piacerai”.

Quando ho abbracciato Cri mi veniva da ridere, ero emozionata e nervosa.

Ed eccola ancora, quella strana sensazione. Quella che è come conoscersi da sempre.

Aveva ragione iaia.

Le sorelle Capelli, quelle che battibeccano su twitter e che stringono alleanze contro i perfidi Pier. Quelle che si frastimano su skype. Così diverse, ma così uguali.

Hanno gli stessi occhi scuri, di quelli che ci guardi dentro e non hai ancora finito di vedere perché non si vede il fondo.
Gli occhi scuri mi piacciono, sono decisi, sono profondi. Dicono che quelli azzurri siano profondi come il mare, senza riflettere sul fatto che gli occhi scuri sono profondi come un cielo di notte. Dove non vedi ma vedi. Ma hai voglia di vedere ancora, sicuro di non aver visto tutto.

Cri mi ha fatto la crostata di anguria e pistacchi, e mangiandola mi sono tornate in mente le foto sulle quali ho sbavato per 20 minuti buoni. Quelle che quando le guardavo mi sembrava di sentirne il sapore. E il sapore l’ho sentito davvero.

E’ stato facile. Hanno cucinato per un esercito, abbiamo fatto video di make-up sotto lo sguardo attonito di un marito distrutto e di un figlio rassegnato.

Abbiamo separato cani innamorati di amori impossibili ed è sceso il sole, mentre con Ale abbiamo camminato un po’ in giardino parlando di piante e spezie e tetti e.
Come la mia mamma anche lei si rilassa annaffiando le piante, sorrido e penso che siamo tutti un po’ più uguali di quel che sembriamo e che ci sono tratti di noi che, nella loro unicità, ci ricordano attimi e sfumature di istanti già vissuti.

Sto accarezzando Pablo quando mi rendo conto di aver sempre sostenuto che i cani non mi piacciono e di aver paura di quelli grandi. Lui mi guarda con i suoi occhioni e la lingua di fuori che se volesse mi cappotterebbe in un nanosecondo.

E io non ho paura.

Lo dico sempre, durante i viaggi si impara sempre qualcosa.

E’ stato un po’ poco, forse, il tempo. Ma quando saluto Cri mi sembra di risentire la voce di iaia “piacerai a Cri” e io non lo so se davvero è stato così, anzi forse sì un po’ lo so. C’era scritto dentro la sua crostata di anguria e dentro ogni abbraccio e ogni risata. C’era scritto nei suoi occhi scuri e nei suoi amorevoli “vaffanculo”. C’era scritto nel cortisone sui piedi scottati e anche su quello che non mi ha messo quando voleva avvolgermi nella pellicola.

Per quanto riguarda Ale è difficile essere brevi, ma forse ho già detto tutto. Ho già raccontato del suo immenso dono di farmi ridere fino ad avere il mal di pancia, semplicemente simulando una retromarcia in acqua con un freesbee.

Ale che alza il sopracciglio e mi dice “non fare post di taglio di vene”.

Ed eccomi qui, con la lametta in mano, che te la allungo ridacchiando.

Non ho pianto all’aeroporto quando mi avete accompagnato, ho aspettato di girare l’angolo per farmi traballare l’occhio.

Poi a casa mi sono rivista i video e le foto e l’ho incorniciato e ritagliato questo disegno di felicità a colori.

Ho capito di nuovo cosa vuol dire mettersi uno zaino in spalla e partire verso se stessi.

Ritrovarsi in qualche estraneo che tutto è tranne che estraneo.

Estranei sì, ma non per noi. Amici, come fossimo amici da sempre e forse davvero è così.

Ed eccola lì, l’immagine ferma di me.

Accarezzo un cane grande senza paura, guardando in una coppia di occhi scuri di sorelle, con il mare azzurrissimo dietro.

Grazie, sorelle dinamite Capelli.

E mica solo per la torta eh 🙂

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21 pensieri su “Amenonmenefreganiente dei capelli

  1. ora abbiamo reperti fotografici: Ale è gnocca (Cri lo sapevamo già) e non può più dire “sono grassa, qui e là, blablabla”. Cazzzona seiiiiiiii!!! Guai a te (Ale) se dici di no.
    mi mancate, vi invidio, vi amo.

  2. Ale e cri sono due gnoccone che metà basta.
    Che io ci metterei la firma ad essere gnocca così.
    Fossero solo gnocche poi, sono anche due delle persone migliori che mi sia mai capitato di incontrare.
    Va beh, vado a prendere i fazzoletti che quella coglioncella bionda mi ha fatto piangere.

  3. Abbelle sgnappolee! Che bel post bestiabbionda e che bellissime foto di voi e del mare azzurro sardagnolo! Un altr’anno ci si organizza meglio eh, passo a prendere bestiamorapallida e ci uniamo insieme all’allegra compagnia per un ferragosto indimenticabboli 🙂 Che dici, si può fare??

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