Il paese di marzapane

E’ proprio vero che a volte capiti nei posti al momento sbagliato.

Una giornata storta. In un posto che forse ti ricorderai tutta la vita.

Marzamemi è un paese talmente piccolo che non ti puoi perdere. Credo. Dico credo perché io mica lo so. Non ho senso dell’orientamento e. Ma non sto parlando di questo mh.

Dicevo.

Marzamemi (che tra l’altro ha un bellissimo sito qui).

Dall’arabo Marsà al Hamen, “Rada delle tortore“, per il passaggio intenso di questi uccelli nella stagione primaverile.

Alcuni dicono che significhi Porto Piccolo. Vi sono infatti due porticcioli naturali che prendono il nome di “Ballata” e “Fossa“.

Vicinissimo a Pachino e a Portopalo di Capo Passero, la “punta della Sicilia” mi dicono. E’ infatti sul molo di Portopalo che mi dicono “fai le foto che questa è la punta della Sicilia”. Chiusa nel mio giubbetto, mentre tira un vento fortissimo che mi spettina i pensieri, guardo il blu. Non vedo dove finisce.

E coi pensieri spettinati, il broncio e il mal di pancia faccio qualche click svogliato.

Quando arriviamo a Marzamemi osservo la borgata dal finestrino. E bum. Come un pugno nello stomaco. Sbarro gli occhi per un attimo e li riempio di meraviglia.

Scendendo svogliata dalla macchina, chiusa nel mio giubbetto con i pensieri spettinati e il mal di pancia, mi trascino sul lastricato calcareo per una stradina piena di locali.

Le case, o comunque tutto quello che crea la borgata, sono basse e uniformi. Marzamemi è un paese di pescatori, le case sono in roccia calcarea e risalgono al 1600, la maggior parte sono disabitate e logorate dal tempo.

In lontananza, muovendomi dal porto verso l’interno del paese, scorgo la piazza. E quando ne varco la soglia non ho più alcun dubbio. Quello è un posto magico.

La piazza è racchiusa da due chiese e dalle case dei pescatori.

A sinistra imponente la chiesa più nuova, costruita in pietra bianca, mentre a destra la chiesa vecchia semi-crollata e terrrrrrribilmente affascinante.

Non c’è quasi nessuno a parte gli invitati del matrimonio che si stava celebrando nella chiesa nuova.

Ma eccolo, il luogo che attira la mia attenzione in modo totale.

Ci sono dei tavolini vuoti e degli ombrelloni bianchi chiusi davanti.

Un’insegna scritta con una calligrafia piacevole. LiccamuciùlaBoutique vineria caffè libreria. Un nome che fa discreta simpatia, mi dico.

Mi avvicino a leggere le note scritte su un bigliettino appeso alla porta.

E’ una bimba golosa,
un tavolino con tovaglia di lino
E’ una cosa odorosa
di zagara e cera
è un sapore di crema,
di pane coi fichi
di timo alla sera
E’ un vaso di rose,
tintinnanti orecchini
E’ una piazza in Sicilia
di sole e bambini

 Accanto un altro fogliettino “I libri in questo negozio sono magici“. Afferro il pomello della porta ed entro timidamente. Mi si apre un piccolo mondo raccolto davanti agli occhi. Luci soffuse, sugli scaffali ordinati si trovano dalle collane ai monili, dalle salse ai vini, dai libri alle magliette.

Ma tutto sembra essere collegato da un filo logico invisibile.

E’ il cibo che fa da padrone. Ci sono prodotti biologici ricercati, non comuni.

Sono coinvolti tutti i cinque sensi dentro Liccamuciùla (che ha un bellissimo sito qui). Probabilmente pure il sesto.

Ho sfogliato qualche libro, mentre mamma mi metteva fretta. Incurante li ho sfogliati. Un regalo di un giorno quando sarà, sono andata alla cassa dalla ragazza appollaiata sullo sgabello. Avrei voluto abbracciarla forte per quei 15 minuti nel paese delle meraviglie.

Di fronte una stramba boutique di cappelli strani e raso come se piovesse, piume, sciarpe di seta. Con quell’aria un po’ Bohemienne.

Ah, a Marzamemi c’è una Tonnara enorme. Impiantata dagli arabi durante la loro dominazione in Sicilia. Non ci sono entrata perché stava chiudendo, ma mi sono ripromessa di andare a visitarla quando tornerò là.

Quindi ho deciso di mangiare spaghetti con la bottarga al ristorantino dietro la piazza. Se doveste capitare là mangiateli anche se avete il mal di pancia.

Ne varrà sicuramente la pena.

La bottarga forse è polvere di fata e il paese non è disabitato in gran parte, ma è il paese delle meraviglie davvero. Forse le case sono fatte di marzapane, perché col nome ci suona bene. Forse sono fatte di marzapane e di sogni.

Per le sue strade respiri il silenzio, quello che serve ai pescatori quando calano le canne. E aspettano seduti sul molo con la pelle segnata dal sole dal sale e dal tempo.

L’aria magica di Marzamemi che ti acchiappa il cuore come la rete di quei pescatori.

E sì, devo tornarci, magari senza broncio.

Annunci

8 pensieri su “Il paese di marzapane

  1. questo, lo vorrei DECISAMENTE vedere. poi, si sa che io amo le “punte” e gli angoli, si evince anche dalle mie gambe, pestate a sangue dagli angoli dei mobili che frequento. Figurati gli angoli del mondo, le punte delle isole e delle penisole.
    bello. bellissimo.

  2. Fantastico, lo ha descritto benissimo. Poco prima adesso c’è “Sicula mente”, un negozio che vende abbigliamento made in Sicily, molto bello. Io spero di tornarci quest’estate.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...