improvvisando

A volte succede, parlottando del più e del meno, di improvvisare storie.
A volte succede che ci sono genti che mi fanno vedere cose.

E allora, storia sia. Ella, questa è tua.

ella passeggiava allegramente, quella sera di fine ottobre. Faceva freddo, ma eravamo ancora sopra lo zero, quindi poteva andare molto peggio.
La brezza pungente muoveva le foglie, e le faceva danzare i capelli come le ombre danzavano sul marciapiede.
Era avvolta nel suo cappotto, stretta stretta. per lei era già troppo freddo. le mancava il suo mare, e fissava il cemento grigio ripensando a quei pomeriggi in cui fissava le onde.

Un sorriso malinconico le si disegnò sul volto, e continuò a camminare stringendo fra le mani il sacco nero dell’immondizia.

Una donna, dalla finestra, la osservava passare.

Eccoci, di nuovo quella tizia strana che butta l’immondizia di notte. Chissà poi perchè non lo fa di giorno come tutti gli altri, mah. non mi convince per niente, Franz.

Disse rivolgendosi al marito, che si limitò a scrollare le spalle mentre leggeva il suo giornale.

Ella continuò a camminare, fino al secchio dell’immondizia e vi lanciò il pesante sacco nero. Alzò un attimo lo sguardo tagliente. Ancora lei, maledetta impicciona.  La donna alla finestra fece uno scatto per non essere vista, e abbassò la tenda. Ma era tardi ormai, lei l’aveva vista e la cosa la infastidiva. e non poco.

Ella aggrottò le sopracciglia e rientrò dentro casa sbuffando.
Un po’ la divertiva essere “quella strana che buttava la spazzatura”, quando in realtà la gente non sapeva che non uccideva nemmeno le mosche ma le faceva uscire garbatamente dalla finestra.

Provava persino tenerezza per il volpino della petulante vicina. Quando usciva di giorno a volte le capitava di incrociarli mentre andavano a spasso fra le foglie secche e il batuffolo dal codino a ciuffetto saltellava altezzosamente.

Fu così che quel giorno, si fece coraggio e si avvicinò, mentre la padrona si era un attimo allontanata. Il piccolo stupido cane abbaiava e ringhiava nervosamente. La sua pelle bianca e diafana probabilmente lo innervosivano.

Fu così che capì.

I volpini non sono animali di cui fidarsi.
Lo infilò sotto la giacca e lo portò a casa. Pelò due patate e accese il forno.
Quando lui rientrò a casa, ella gli servì la cena, sorridente. Calma. Pacata.

Uh, tesoro. Ancora pollo?

Ella con garbo gli sorrise, addentando una carota cruda e sedendosi accanto a lui. Lui diede un morso ad una coscia, mentre un urlo lancinante sferzò l’aria fredda.
Lui abbassò lentamente le mani nel piatto e sorrise. “Ti ha guardato ancora dalla finestra, vero tesoro?”. Mentre la vicina teneva fra le mani una coda a ciuffetto che poteva pure fare simpatia.

 

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17 pensieri su “improvvisando

  1. Comunque, io, la pelle diafana….ehm…ecco, diciamo che ho un fototipo piuttosto mediterraneo u.u
    “Era avvolta nel suo cappotto, stretta stretta. per lei era già troppo freddo. le mancava il suo mare, e fissava il cemento grigio ripensando a quei pomeriggi in cui fissava le onde.” e questo mi ha commosso, più di tutto (il perché lo sai).

    E grazie, ho riso e pianto come una scema!
    E dovresti vederle più spesso queste cose, tante, e scriverle!

  2. Certo hai fatto il 3 per 1, ne purghiamo 3 con un solo atto! Il volpino, vittima per antonomasia, la padrona arcigna e segaligna, ma non ci scordiamo il commensale!!! C’è una giustizia, sìsìsìsìsìsì!

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