Another one. Just.

Niente di chè. Le solite considerazioni come la solita lista di buoni propositi per il nuovo anno che stiliamo puntualmente il 31 dicembre.

Non nutro particolare interesse per il compleanno, o meglio fingo di non farlo. In realtà mi piace da impazzire essere coccolata e sentirmi speciale in quello che viene definito “il mio giorno”.
Poi ti svegli la mattina dopo e non hai solo un anno in più, ma una scatolina di parole.
Eh, le parole. Tanto affascinanti quanto pericolose.
La verità è che ho sempre amato che mi venissero regalate parole. Molto più attesi i biglietti dei pacchetti da scartare.
Non chiedo altro che storie. Disegni fatti o raccontati.
Immagini, ritagli di sogni. Ordinatamente inscatolati e chiusi a formare un pezzetto di felicità.
Quest’anno voglio chiamarlo l’anno dei biglietti.
L’anno delle parole regalate, come carezze improvvise e inaspettate.
Ci sono parole e canzoni da chi credi ti conosca poco e invece ti vede molto più di quello che.
Parole e una foto con allegati ricordi e momenti di un viaggio pazzesco.
Parole e immagini da chi non è vero che non vuole più abbracci.
C’è un circo con chi abbraccia poco, ma condivide tutto da una vita.
C’è lei in rima, baciata e perfetta, e una telefonata di mezzanotte.
Gente nuova, e quella di sempre.
Una torta inaspettata e un sorriso di una nanetta minuscola.
C’è un viaggio davanti, i genitori con cui battibeccare sempre e poi ridere lo stesso.
Ci sei tu che dici che casa è una noia senza di me e c’è una foto con le scritte sopra.

Non c’è solo un anno in più, ma tante parole come piccoli puntini luminosi a formare un pezzo di cielo.
“Sono un’equilibrista squilibrata, signori”, penso barcollando sulla fune con il naso all’insù.
Un pezzo di cielo. Il mio.

20121113-115758.jpg

(Grazie)

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8 pensieri su “Another one. Just.

  1. e oggi che c’ho la lacrima facile, che per me, è tutto tranne che normale [sono tra quelle che abbracciano poco ma condividono tutto da una vita], tu mi dici ste robe qua. e io. ‘zzo vuoi che faccia, mi commuovo.
    continuerò a guardarti andare su e giu da quel cavo di metallo con gli occhi apprensivi, ma sicura, come sempre, che anche quando sembra che scivoli e cadi, alla fine non lo farai. diventerai sempre più brava anzi, lo sei già.
    sei riuscita a costruirti una personalissima rete di salvataggio morbida e salda allo stesso tempo, so che quando non siamo fisicamente vicine ci sono persone che sanno farti emozionare e vivere, e per una che abbraccia poco ma condivide tutto, vuole dire SERENITA’.

    ti voglio, ti ho sempre voluto, sempre ti vorrò (solo fino alla prossima volta che mi rompi i coglioni ma questo è un inciso ovvio) tanto, infinito, bene. e so che lo sai.

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