Genova: il regno fatato

Bià, veniamo a prenderti in Asburgia.
No. Vediamoci in un posto bello.

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Non credo che avremmo potuto stringerci in un posto che non fosse la sua Genova. Il tempo, sempre troppo poco quando vorresti fermarlo, ma.
Mi sudano le mani mentre guardo fuori dal finestrino e Lei accanto mi guarda e sorride. Lei che è come un’iniezione di pace nel cuore.
La cerchiamo fra la gente, sicure che ci sia ma non la vediamo. Eccola là con la sua nuvola di capelli. Corre. Corriamo. Stiamo per cadere e ci sta scricchiolando anche il cuore. Chissenefrega delle valigie abbandonate all’angolo.
Ci scambiamo regali, mentre lei si stupisce di vedere cose virtuali diventare reali. Chiavi al collo, cuoricini olografici, noi.
Autoscatti imbarazzanti e nastri in testa. Regine di castelli fatati di cartoncino, regnano sulle vie della Superba.
Perchè lo è davvero superba, Genova. Elegante e colorata nei suoi vicoli che profumano di tradizione e Natale. La assorbo nei suoi dettagli. Palazzo bianco e palazzo rosso come due alfieri di una scacchiera magica. E poi il mare. Il suo mare. É rosa e azzurro come il cielo e il tramonto e in cielo c’è disegnata una X che sembra quasi dire “sì è questo il posto giusto”.
Rimango un po’ indietro e le osservo sorridere. Ho il cuore gonfio e mi dico che sono fortunata, fra me e me. Si voltano insieme, sorrido e faccio click. Non importa se quella signora mi passa un po’ davanti e la messa a fuoco non è perfetta. Perchè io le ho trovate fra un milione.
Loro sono un mare di dettagli, di quelli che ipnotizzano. Lei si tocca l’orecchino destro tre volte, ha un neo perfettamente al centro sul labbro superiore. Lei sorride stringendo un po’ gli occhi e sistemandosi di continuo le borse sulla spalla.
Sono dettagli che lasciano segni indelebili.
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Come mani colorate che si stringono e diventano una tatuata sul cuore.
Che non fa che scricchiolare mentre quel ciao appiccicato al finestrino è solo una promessa.
Come lo sono gli abbracci, quando puoi immergere il viso nei capelli e respirare.
E sai, che non sarai mai più solo.

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6 pensieri su “Genova: il regno fatato

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