Virgin suicides

Metteva in loop “Playground Love” degli Air.
Si fissava con certe canzoni a volte, dipendeva spesso e volentieri dai giorni, dai periodi, dai pensieri e dall’umore.
Lunatica, a tratti taciturna, a tratti logorroica. A volte scontrosa, a volte appiccicosa.
Non era mai, forse, come voleva apparire.
Da poco aveva imparato ad essere se stessa anche con quella ragazzetta che le era capitata dentro casa. Ormai da un anno e con due case già all’attivo.

Bè sì, avevano legato un poco, ma a volte non sembrava proprio. Forse troppo simili seppur molto diverse. Schive, emozionalmente spaventate da tutto e tutti. Paura di abbracciarsi, di raccontarsi.
Immotivate liti davanti a un barattolo di yogurt a prima mattina, puntuali scuse qualche ora dopo. Per iscritto. Che forse per loro era sempre un po’ più facile.

Passavano i giorni fra quelle quattro mura che sentivano adatte a contenerle quando volevano nascondersi da tutto e tutti. Passavano i giorni e loro imparavano a volersi bene. Una camomilla, ma non al finocchietto per lei. Due cucchiaini di zucchero ma non nella tazza verde per l’altra.

Sguardi abbassati dentro piatti troppo pieni, o forse troppo vuoti. Due spalle tremolanti che strofinano pentole incrostate di paure. Se si gira di spalle è un po’ come picchiettare tasti. E’ più facile per tutti.
“Tu parla, io ti ascolto”.
Palle di capelli biondi e putridi ad ogni apertura della lavatrice, davanti ai loro sorrisi schifati.

Si accende una sigaretta, Lux. Brucia la carta sottile, si ingiallisce lentamente il filtrino.
Tossisce un po’ scocciata, Cecilia.
Sedute per terra dividono pezzi di puzzle, dove pezzi di puzzle sono loro stesse.

Poi arriva il giorno in cui si lasciano sbirciare fra le righe dei loro diari segreti.
Instabilità emotiva. Basta guardare le “i”, i puntini , sono dappertutto. Praticamente… abbiamo a che fare… con una sognatrice, una persona che vive al di fuori della realtà. Quando ha saltato probabilmente credeva di volare.
Se li scambiano travestiti da libro, “Le Vergini Suicide” si chiama.

“Lux, credo tu non abbia sottolineato una parte importante.” – “sottolineala tu. mi fido.”

Cecilia si diresse verso la scala. Si muoveva senza alzare lo sguardo dal pavimento, immersa in una dimensione di oblio tutta sua, gli occhi color girasole fissi su ciò che le amareggiava la vita, ciò che non avremmo mai compreso.

Ciò che nessuno comprende è sottile. Si insinua sotto le porte, fra le mura. Ciò che nessuno comprende a fondo è solo un bisogno di tenersi la mano e di affrontare i problemi. Non da soli, perchè da soli i problemi spesso finiscono per schiacciarti.
Bisogna guardarsi in faccia, giorno dopo giorno, e capire che sì. Si può vincere.

Sempre.

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3 pensieri su “Virgin suicides

  1. E’ bello leggerti, mi piace infinitamente il modo in cui racconti il legame con le persone che per te contano davvero. Credo che sia perché sai viverlo in profondità, autenticamente. Non è da tutti. non oggi.”Non da soli, perché da soli i problemi spesso finiscono per schiacciarti.
    Bisogna guardarsi in faccia, giorno dopo giorno, e capire che sì. Si può vincere.” Ecco. Qui c’è tutto… tutto quello che in questo momento vorrei capisse qualcuno a cui voglio bene, molto bene…spero leggerà…

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