caOSx

Si muove leggera, come fosse invisibile.
Senza fare rumore.
Apre la finestra e guarda fuori, fra le sbarre. Il mondo si muove velocemente là fuori, mentre dentro è fermo.

Svolazzano le foglie delle piante sul davanzale, accarezzate dall’aria frizzante di un inverno troppo caldo.
Ha il cielo negli occhi e se li guardi con attenzione ci vedi le nuvole muoversi. A volte bianche, a volte nere.
Si infila una vestaglia blu e guarda ancora un po’ fuori, le ciocche bionde le cadono sulle spalle, mentre il suo cielo assonnato si sveglia.

Dall’altra apparente parte del mondo che poi altro non sono che una manciata di km, accende il computer. Sveglia ormai da un tempo immemore. La febbre la tormenta, sembra non volersene andare. Gioca con il suo vecchio nokia e guarda fuori dalla finestra. Dove vede la neve, vorrebbe vedere il mare. Distratta si arrotola i capelli nelle dita, rimirando la casetta degli uccellini ricoperta di piccoli cristalli bianchi.

Fissa gli archi delle rovine dell’acquedotto, lei, mentre valuta una proposta che sognava da tanto.
Probabilmente è grigio, ora, il cielo sopra Berlino, come l’ultima volta.
Ma le avrebbe regalato qualcosa di nuovo, stavolta. Volare da sola.

È quando le vedo tutte insieme, le immagini, che mi viene, a volte, voglia di scriverle. In parte vere, in parte immaginate. Figlie della stessa penna e degli stessi occhi. Osservatori maniacali silenziosi.
Quando comincio a scrivere della vestaglia blu, lei mi manda un cuoricino blu.
Quando scrivo della neve, lei mi dice nevica.
E il cielo sopra Berlino è sicuramente grigio mentre lei fissa gli archi.
È una storia che vive senza che io le abbia ancora innestato gli organi. Sono le idee che escono dalla mente prima di essere inchiostro.

Guardo fuori dalla finestra. Rifletto. Sono il riflesso di una storia già scritta.
Osservatrice di pensieri nascosti, intricati come corone di spine da immolare sul nostro medesimo capo.
Astruse convinzioni di meritate pene e vie d’uscita sbarrate.
Vietato l’accesso, c’è scritto.
E io guardo guardo fino a voler vedere dentro, succhi gastrici che si dimenano in stomachi svuotati.
Carne e sangue o forse solo sangue.
Ossa. Rumore di ossa che scricchiolano sotto il peso di anime troppo pesanti.

Si stringeva nella sua vestaglia blu, e capiva che di fuori il mondo era fermo.
Un oceano tormentato dentro il cuore, le dava quella consapevolezza di essere. Sola. A tratti. A combattere la sua personale guerra contro l’infinito.
Eppure lo sapeva, di avere un esercito alle spalle pronto a morire per lei. Un esercito compatto che creava un unico enorme scudo. Rumore di lance che si spezzano sulla lamiera forte.

E intanto, ora, fissava quei due aggeggi infernali tecnologici. Accanto al suo nokia anni 90 che tanto le aveva salvato la vita più volte.
Lei che con la tecnologia ci fa a cazzotti da una vita. Scarica Ruzzle e fissa stupita le faccine che prima vedeva solo come fastidiosi quadratini. Scopre. Esplora. Come un volpino saltellante nella neve.

Acquista ora. Edreams è bloccato. Non ci rimane che easyjet. O forse basta ritentare tante volte quante la pazienza impone.
Ci sono quegli archi, pensa guardandoli, che sembrano porte. Una fila di porte. Dietro ogni porta forse c’è un mondo diverso. E’ come se si dovesse scegliere fra la porta uno, la due o la tre. Lei aveva scelto la porta al centro, ora. Quella che la porterà a volare nel cielo grigio sopra Berlino, ancora una volta.
Ma sempre spettinata.

Forse è solo che, come sempre, sto vomitando pensieri aggrovigliati che scoppiettano come quando butti un foglio di carta accartocciato nel fuoco. E’ la visione di mondi diversi e paralleli che mi si intrecciano intorno come fossero un unico grande paese delle meraviglie.
In versione un po’ noir forse, a tratti colorato, a tratti in bianco e nero pungente.

E allora ci sono vestaglie blu, nokia anni 90, aerei. Ci sono eserciti pronti a fare scudo per due occhi di cielo, ci sono anime tecnologiche pronte a prendere per mano e guidare come se fossero un tutorial.

Ci sono io, che cammino fra questi boschi del mio personale delirio, ci sono loro. Quelle che ci sono tutti i giorni e che quel bosco lo riempiono camminandoci con me. Sulla stessa strada, su strade parallele e a volte inverse.
Tutte uguali, nessuna la stessa.
Macchie disegnate dalla stessa penna. Frutti di una stessa mente maniacalmente osservatrice.

E poi ci sono io, che noiosamente mi ripeto intrigandomi in troppe righe forse tutte uguali.

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3 pensieri su “caOSx

  1. e poi ci sei tu. che ogni volta mi fai piangere, davvero.
    ‘ché ci accompagni nei nostri sogni, che aiuti a costruirli prima, a realizzarli durante. ‘ché sei disposta a farti da parte per noi, non rendendoti conto appieno che. tu sei parte di noi
    ti voglio bene, ve ne voglio. molto.

  2. Eccolo, il volpino tecnologico, che gioca con i dispositivi ma sotto sotto sorride al Nokia che, nonostante tutto resta il compagno fedele. Ma che, a differenza degli altri, non ha la capacità di sognare più in grande. È quindi ha bisogno di una mano. perché sia,o questo: semplicità e coraggio e poi delirio e voglia di provare, volare. Ma tu non sei sempre e solo spettatrice, lo sei delle tue storie ma ogni giorno noi ti vediamo nelle nostre. “C’è una Bionda che scrive storie, che si sente penna e inchiostro e invece ha negli occhi due abissi blu…”…sto a scrive un poema! Scricchioliiiii volpiniiii ❤

  3. che poi “vomitando pensieri aggrovigliati che scoppiettano come quando butti un foglio di carta” non è proprio vero. i tuoi pensieri nascono come quando si crea un libro, semmai. Senza vomito.mh? mh. ❤

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