scatole di latta

Nella ricerca di se stessi si inciampa in altri, in qualcosa, in qualcuno.
Si cercano metafore a spiegare i propri concetti dei massimi sistemi.

Non frasi fatte, solo metafore esistenziali.
Io ne cerco spesso.
Leggevo parole un po’ crude qualche tempo fa e mi sono chiesta come sarebbe essere una scatola di latta, svuotata di tutto.
E’ stato in quel momento che ho capito cosa sono.


Le scatole di latta hanno un fascino non indifferente sulle mie cornee. Spesso coloratissime, a volte persino con qualche dettaglio in rilievo.
Ho regalato spesso scatole di latta a persone speciali e ne ho ricevute.
Mai vuote.
Biscotti, caramelle, quaderni, bustine di the, ciotole. Doveva esserci sempre qualcosa dentro.

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Le scatole di latta contengono.
E conservano.
Niente di meglio per conservare un biscotto più a lungo.

Sono delle lame che non tagliano, fredde. Bellissime, ma di latta. E’ che sono apparentemente solo scatole, senza anima e senza contenuto.
Poi un giorno ti avvicini e ne apri una. Con sommo sgomento ci vedi dentro dei biscotti. Ed è lì che capisci che non è la scatola di latta ad essere bellissima, ma la sorpresa del suo contenuto.
Perché quando c’è, il contenuto, puoi esplorarlo.

Non tutte le scatole di latta hanno i biscotti dentro. Anzi, sono rare quelle che li contengono. Ce n’è una fra mille, come il biglietto d’oro che ti porta alla fabbrica di cioccolato con Willy Wonka.
E’ che quando scopri i biscotti ti chiedi se sia giusto mangiarli. Ti fanno un po’ paura. E’ così raro trovarli che vorresti lasciarli lì per sempre e preservarli. Per non perderli.

Vai cercando biscotti come fossero il tuo unico cibo.
Vai cercando abissi come fossero il tuo unico mare.
Vai cercando parole piene, vite vissute, storie da raccontare.

Una volta che assaggi un biscotto ti viene la fame chimica che non puoi fare a meno di mangiarli tutti. E ne vuoi ancora. E ancora.
E quelle chiacchere vuote di smalti e borsette ti fanno solo gorgogliare lo stomaco. Fingi di ascoltarle con lo sguardo vitreo puntato al fondo di un bicchiere che emana un odore pungente di alcool. Cerchi di stordirti per far passare più in fretta il tempo e per cercare di dare un senso a quello che senti.

E poi giri un angolo, percorri una strada. E puf. I biscotti.
Cazzo i biscotti.

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I biscotti sono come te.
Ti vedi e improvvisamente sei di latta. Bellissima, decorata, a tratti in rilievo.
Sei di latta e tutti intorno a te lo sono.
Un mondo interamente popolato da scatole di latta.
Cammini smarrito per strada e apri ogni scatola che incroci. Vuote. La voce rimbomba nel loro torace. Vuote.
Loro ti temono, perchè hanno capito che sei diversa.

Perchè hanno capito che tu hai i biscotti.

Che tu sei l’abisso. Una volta mi hanno detto che sono come il mare:

“sorride senza sorridere e stringe gli occhi. Sono blu, come il mare agitato. Perché c’è un mondo agitato sotto un’apparenza tranquilla; è come il mare, non vedi cosa nasconde, in superficie sembra sempre sereno, ma sotto ci sono milioni di colori e luci e misteri e ombre, cose che terrorizzato e cose che meravigliano.”

I biscotti parlano poco, aspettano il momento e se arriva lo colgono. I biscotti non hanno bisogno di parlare sempre, sanno capirsi anche restando in silenzio.
I biscotti aspettano di capire se ne varrà la pena, hanno qualcosa di diverso nello sguardo.
Ogni ingrediente è pesato e definito. Parole, sorrisi, abbracci, carezze, schiaffi.

I biscotti passano ore a parlare di niente o a parlare di tutto. Da Baudelaire a Shopping Night.
I biscotti passano ore in silenzio, stando seduti vicini.
I biscotti prendono una penna e lo scrivono su un post-it. Si guardano fulminei e abbassano gli occhi.
I biscotti si scambiano libri, musica, sogni. Camminano su strade parallele, a volte incidenti, a volte perpendicolari.
Hanno un’ombra marcata che li segue ovunque. Non combattono le battaglie altrui, ma si guardano le spalle. Stanno spesso schiena contro schiena con lo scudo spianato verso i propri mostri.

I biscotti possono amarsi per un tempo che sta fra il per sempre e l’infinito.
Anche se non sono perfetti, se sono sbruciacchiati.
La loro forza sta in questo.

Si amano per quello che sono. Si accettano e condividono quella scatola di latta bellissima, decorata. A tratti in rilievo.

E i biscotti non dicono mai addio. Loro aspettano. E osservano.

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22 pensieri su “scatole di latta

  1. io, che ho una tua scatola di latta (vorrei sottolineare a tema alice in wonderland), contenente il mio amato the, in colori bustine e sapori che rigorosamente offro solo a chi è speciale, che porto come primo cimelio nei posti che chiamo “casa”, dicevo, io adoro semplicemente questo tuo post. lo aspettavo. non mi ha deluso. anzi, mi ha meravigliato.
    perchè tu, i biscotti, ce li hai proprio. e sono uno dei tipi che in assoluto preferisco.
    io, magari non avrò i biscotti dentro, ma ho il tuo the. e son già piena.

  2. Aahhh! Un giorno devo pubblicare la mia collezione di scatole:di latta,legno, carta…ma il censimento non è ancora finito.
    Tuttavia non sono sicuro che non ci sia niente di meglio per conservare un biscotto più a lungo. Io ho scoperto che a volte, forse durante i ambi di stagione, i biscotti prendono un sapore cattivo

  3. Che bel post. Grazie.
    Sai il rapporto che ho con i biscotti, forse. Li ho sempre visti come dei piccoli mostri pronti ad assalirmi, a farmi perdere lucidità con quella che tu chiami -ed è proprio così- “fame chimica”.
    Eppure qui i biscotti sono belli. E l’abisso. E il mare.

    Hai mai visto “Amami se hai il coraggio”? Il titolo è la solita traduzione orrenda in italiano, ma il film è molto carino, per nulla sdolcinato. E c’è una scatola di latte, che è fondamentale.

  4. Biscotti che ascoltano City, biscotti che leggono City, biscotti che ancora non hanno capito se stanno in una scatola di latta o in un foglio di cellophane, se sono fatti di farina che fa male o di terra che non si può mangiare. Io li adoravo i biscotti, nella mia vita precedente.

  5. i tuoi biscotti sono di quelli che non finiscono mai, la tua scatola è piena e puoi scavare e cercare, spostare e ordinare. sei piena di sorprese, come questo post.

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