DolORE

Cammina in mezzo alla folla e le pare che ci sia silenzio.
Poco disinvolta, ma non troppo insicura, sui suoi tacchi. E’ che non si è abitudinari al tacco.
Cammina in mezzo alla folla guardandosi intorno, stretta nel suo cappotto nero. La sciarpa viola è in tinta con la maglia. La sciarpa in tinta le da sicurezza.

Abbassa l’occhio sul biglietto che stringe fra le mani. Posto 24. Lo scambia con la sua vicina.
Mai numero fu più sbagliato.
Mai numero fu più inappropriato.

Posto ventiquattro rimbomba silenzioso e fa fischiare le orecchie, sotto i capelli leggermente mossi.
Freddo, fischia, schiaccia, stordisce.

Si chiedeva cosa avrebbe provato rivedendo la carovana del circo riapparire nella nebbia. Se lo chiedeva da mesi.

E poi eccoli là, all’ingresso, nella loro totale nullità. Tre cavalieri dell’Apocalisse stanca.
Non sente dolore. Non sente più dolore.
Lance spianate a mirare i suoi scudi fragili. Non sente dolore, non sente paura, non sente rabbia.
Scatola di latta svuotata, oceano prosciugato, neve ghiacciata scorre nelle vene.

Cinica, sorride aspramente, la vergine suicida.

Li guarda e ride. Ride delle promesse da mercante, ride del dolore archiviato mentre pazientemente rimetteva insieme i suoi cocci.
Ride dei fogli strappati, ride di ogni singola bugia.

Cinica, spietata. Ride di niente.

E non sente più dolore.

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