ottominuti di favola. da favola.

C’era un casino bestiale intorno a lei.
La gente correva, distrattamente guardando le lancette correre.
Lei invece passeggiava tranquilla in mezzo al caos quella sera, guardandosi intorno come alla ricerca di qualcosa.

Si nascondeva intimidita dietro una colonna, osservandola un po’ come fosse gatto.

All’improvviso succede qualcosa di impercettibile. Il tempo si ferma.
La gente si ferma come se ad un tratto fosse diventata di gesso.
La frenesia nelle loro cellule, il caos, il rumore dei treni e le voci metalliche di arrivi e partenze.
Tutto fermo.

Le sembra strano potersi muovere, da dietro la sua colonna.
Fa un passo incerto e si rende conto di non essere l’unica.
C’è anche lei, quella che camminava tranquilla fra la folla.

Otto minuti. Rimangono otto minuti a guardarsi, leggendo dentro i loro occhi.
Forse si conoscono da sempre.
Dentro la mente custodiscono sogni e segreti dell’altra senza saperli.

Il mondo riparte all’improvviso senza avvisare, la gente rompe il guscio di gesso in cui si era assopita per otto minuti e ricomincia a correre.
I treni partono, gli annunci gracchiano nell’aria.

“è davvero su twitter che vi siete conosciute?”
“sì. quell’anno twitter andava molto di moda e la Roma aveva segnato un gol importante quel pomeriggio.
gli interisti e i romanisti litigavano di continuo e quel giorno io mi schierai con i romanisti.
una novella guerra fra nordisti e sudisti, fu lì che la incrociai forse per caso”.

“nonna ma davvero lei aveva le foto dove sembrava che volasse?”
“sì tesoro, quel giorno che inciampai in una delle sue tre ellle aveva una foto profilo dove saltava in quattro modi diversi. lei sa volare, sai?”

L’ultima busta è sitemata nel baule stretto della C3.
È notte fonda quando lui riaccende il motore.
È così buio in quel giardinetto mentre scaricano tutto, che quasi non si notano i movimenti intorno.
Fate luminose, gnomi timidi e girandole colorate mosse dal vento.

Fa molto caldo, quel giorno. Schiamazzi di ragazzini e mocciosi in quel parco che è così grande che non basterebbe un giorno per girarlo tutto.
Passano inosservate. Due tipe atipiche che portano birra e patatine nella borsa.

Succede di nuovo quell’impercettibile cambio di luce intorno.
Non c’è nulla di fermo, stavolta. Ma sono cambiati i tempi e i colori.
Rimangono ferme per un attimo e si guardano intorno.
La gente è vestita di pelli di animali e brandisce dei pezzi di legno.

“e poi cos’è successo?”
“e poi è passato del tempo. scorrazzavano sempre con un motorino speciale.
era magico, sai?”

“un motorino magico?”

-Vienimi a prendere stasera. -vabene, tu però porta i caschi di marshmellows d’accordo?

Capitava spesso che senza farsi notare uscivano la notte.
Qualcuno ha giurato di averle viste partire una notte, sollevandosi da terra con il motorino, dritte verso le stelle.
Quel qualcuno è sempre stato deriso, dicevano fosse pazzo. Non è possibile.

Invece loro ci andavano davvero, sulle nuvole.
Avevano un motorino che andava a zucchero filato e indossavano caschi di marshmellows. Passavano notti a inseguire stelle saltellando sulle nuvole.
Poi tornavano, silenziosamente.
Senza che nessuno se ne accorgesse.

Giravano mondi ad occhi chiusi dando un volto ai personaggi. Una li descriveva, l’altra li disegnava.
Qualcuno ha giurato di averli visti camminare in giro per il mondo, fatti di carta bidimensionali e piatti. Mh, Ormai, Nonostante. Solo i primi di una lunga serie.
Camminavano sui tetti a cercare i tramonti con la gatta pascolante e un uomo sbuffante.
Fermavano il tempo quando nessuno poi riusciva a fermare le loro scivolate sulla neve.

“e poi cos’è successo nonna?”
“e poi è passato del tempo. C’è stata una volta che siamo state a Genova. C’era il mare, la focaccia, Biancaneve, Mirò.
Era tutto magico. Era come se fosse Natale anche se Natale effettivamente era già passato.
Ho un ricordo un po’ annebbiato tinto di verde, come verde è la fata che ci ha guidato per quei vicoli quella notte.
Lo sai che c’erano i pirati a Genova?”

Camminavano barcollanti per i vicoli.
Troppo alcool a stordirle e qualche filtrino infilato nelle tasche dei pantaloni.
E ad un certo punto successe di nuovo.
Succedeva sempre.
Era notte fonda e sentirono uno sparo fortissimo. Veniva dal mare.
Strofinando gli occhi e aspirando fumo si sono avvicinate al mare ed è lì che hanno visto il galeone dei pirati.
C’erano uomini che lanciavano funi, altri che gridavano terra. Pappagalli parlanti e bauli straripanti del tesoro.

Otto minuti. Poi più nulla.
Le onde del mare sbattevano delicate contro il galeone immobile del film di Polanksy. Si sentiva De Andrè nell’aria, a via del campo.

“e poi cos’è successo?”
“e poi è passato del tempo, sono successe tante cose.
Ci sono stati traslochi, viaggi, passeggiate, storie, cene, sorrisi.
Ci sono state lacrime e plum cake al the matcha.
Ci sono state parole sbagliate e parole giuste. Ci sono stati silenzi.
Gelati e pizza, poi cioccolatini.
Videochiamate, sbuffetti.
Distanze e assenze, ma poi presenze.
Cose nuove e cose vecchie.

Tagli di capelli e tagli di persone,
il cielo grigio sopra Berlino e le gambe gonfie sull’aereo.
Paura di cadere e labirinti fra blocchi grigi di pietre.
Caffè lunghissimi e Pretzel per strada, alberi rossi e borse robot.

Sfogliamo ancora un altro capitolo ed è ora di dormire.

Lo sai che lei aveva una girandola che inventava sogni?”

C’era una girandola, su quel balcone.
Sbiadita dal sole e dalla pioggia.
E quel giorno successe di nuovo.
Il tempo si fermò e la sabbia verde della clessidra smise di scendere.
La gente alle finestre, con il primo sole del mattino, si immobilizzò nel suo guscio di gesso.
E la girandola cominciò a girare fortissimo disegnando nell’aria un arcobaleno.

Qualcuno giurò di averle viste di sfuggita correrci sopra, inseguendo i loro sogni.

“è una bella storia, nonna. ma come finisce?”
“non finisce.
ci sono ancora tanti capitoli da scrivere.
Perché noi siamo per sempre”.

buoncompleanno e.

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11 pensieri su “ottominuti di favola. da favola.

  1. uno dei pochi casi in cui il per sempre sa esistere davvero.
    ti voglio bene. perché sai farmi piangere di gioia. perché mi fai credere nel bello. perché mi fai sorridere. emozionare. sognare. ragionare.
    ti voglio bene.
    senza limiti. per sempre.

  2. E’ stato bellissimo e strano per me questa mattina leggere questo post. In queste ultime settimane ho perso una persona importante, la cui anima e la mia si erano magicamente legate in un soffio, appena incontrate.Ho perso un’amicizia unica, una delle più importanti. L’ho persa senza sapere neppure bene perché, forse per la paura dell’altra parte di ammettere quanto importante fosse il nostro legame. E allora mi sento di dire a voi NON ABBIATE PAURA DI QUEL PER SEMPRE, non abbiate paura di avere così tanto bisogno l’una dell’altra. Non è debolezza, al contrario. affidarsi così tanto a qualcuno è una delle più grandi espressioni di coraggio. E la fiducia nell’altro uno dei doni più grandi che gli si possano fare… Un abbraccio ad entrambe, anime belle…

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