Letters from Hell

Uno schianto di vetri.
Poi silenzio.

Lo hai sentito? Quanto rumore può fare un’anima in pezzi?
Può essere come quando hai sentito i vetri nel buio della tua stanza, un anno fa? I vetri nel buio, le urla, il boato della terra che tremava.
Un’anima in pezzi può fare lo stesso casino di un terremoto.

Cambio colore con la luce, sai? Una volta ero di tutti i colori, adesso sono bianco. Bianco quello che ti fa diventare cieco, se lo guardi troppo a lungo.
Adesso sono nero, come il buco in cui stiamo cadendo. Vuoto. Infinito. Sono nero infinito.

Davvero non c’è il trucco quando il coniglio sparisce nel cilindro?
Davvero la colomba poi ritorna?

Voglio essere il coniglio. Guarda nel cilindro, io sono lì ma non ci sono. Voglio che tu sia colomba, vola via e ritorna.
Voglio addomesticare bestie come me, e tenerle nel cuore. Voglio che questa lama che ti squarcia da dentro non faccia più male.
Voglio solo respirare il mare, capisci?
Voglio volare nelle nuvole bianche come fossero panna montata, con le braccia aperte aspettando di sentire ancora quel rumore di vetri infranti.

Guardami, perché sono ancora io. Perché sono sempre stata io. Non sono mai cambiata eh, sono solo caduta e mi sono infangata la faccia.
Ti ricordi quando sei caduta tu e ho pulito la tua? Ecco è così che doveva funzionare, il fango secco sulle mani io ce l’ho ancora e ne sono anche felice, ti dirò.
Non ho paura del fango e lo so che a te schifa tremendamente.
Ma io ora come me la devo pulire la faccia se non ho più le mani?

Come devo smettere di piangere se ho solo lacrime rimaste a riempire la scatola cranica dolente?

Sangue, schegge, spine. Male. Fa male.

Fa troppo male.

E pensavo che all’inferno facesse un discreto caldo, peccato che mi pare di sentire solo freddo.

E sono sempre e solo parole sconnesse e vomitate, come tossine di un corpo da cui fuoriesce umanità liquida.
Sono sempre i tornado che ti sconvolgono, ma che se poi smette di piovere la pioggia ti manca.
L’incoerenza dell’errore non voluto umano. L’auto infliggersi la pena? O l’indiretta inflizione.

Ciao sono la protagonista dei miei incubi e dei miei sogni seccati in un cassetto. E sì, sono solo un po’ scocciata dal fatto che senza mani io non possa pulirmi la faccia e a te faccia schifo il fango.
Ora. Pensaci.
Ché io fretta non ne ho, non quando dovrei per lo meno. Io ho tutta la vita e lacrime a sufficienza. Per aspettare. Per sbagliare ancora. Per essere sincera. E per pulire la tua faccia, se dovessi ricadere nel fango.

[no cuori no pacche sulle spalle. solo un po’ di tempo.]

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3 pensieri su “Letters from Hell

  1. secondo me un’anima in pezzi fa ancora più rumore, un boato seguito dal frastuono. Un tuono seguito immediatamente dalla grandinata. Un rumore che annulla tutti gli altri.

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