c’era, c’è. una volta, due.

C’era una volta,
ce n’erano pure due.
In un posto che non esiste, avvolto nella nebbia anche d’estate. Nebbia che non c’è, ma forse c’è e avvolge i sensi.
C’erano candele spente, movimenti fermi. Alberi con rami di ghiaccio e foglie in fiamme.
C’erano attese morte, silenzi lunghi.
Chiese chiuse e farfalle che non volano, ma stanno ferme sui fiori.
Corpi fermi distesi, con gli occhi fissi verso l’alto. C’era buio e luce insopportabile.
Era agosto, quello di bei programmi immaginati, delle ore perse.
Agosto annegato di noia e pagine sfogliate per svuotare i polmoni dal piombo.
Agosto di attese inutili, di movimenti vuoti, di punture di zanzare.
C’era il vuoto.
Perché tremi in questo agosto se non è vero che hai paura e non è vero che ti senti solo?

Agosto è il mese più freddo dell’anno.
Sotto una coperta di stelle, capita di sorridere.

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