viaggio al centro del mondo

Tac la prima goccia.
Tac la seconda.

Sono in piedi su una sedia, nell’angolo della terrazza. Reggo una foglia sulla testa e sono vestita di stelle.
Lei è appollaiata sotto il gazebo, dove il telo squarciato dalla tempesta mi ricorda la bandiera di una nave pirata, e guardiamo in su.
Sorridiamo ai tuoni, mentre le nuvole nere e dense corrono veloci sulle nostre teste.
Sta arrivando il temporale, ma non abbiamo paura. Lo aspettiamo insieme.

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Il temporale è come se fosse una metafora della vita: il bello o il brutto che arriva e corre sulle nostre teste. E noi sfacciate ci prepariamo al brutto e al bello. Senza paura.

Abbiamo girato il mondo in 12 giorni, imparando moltissimo. Sgranocchio poppadoms mentre lei mette il sale sulle mandorle e ridiamo di nulla davanti a qualche video idiota di make up.

Scorre diverso il tempo nell’iperuranio, mentre cammino lentamente su una nuvola bianca di sogni e lei mi sorride, in piedi al centro del suo regno.
E’ come se fosse un sogno, quando hai la certezza di essere sveglio. E’ come se fosse magico, quando hai la certezza che è reale.

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Ho parlato spesso di iaia, sempre cercando di non sforare nel banale (grandissima persona, amica speciale, cometenessunomai, ecc.). Credo di aver visto tutte le sue dodici personalità e di averle amate tutte, in questi tre anni. Nonostante le incomprensioni che a volte si sono abbattute sulle nostre teste, nonostante i brevi allontanamenti e le discussioni.
Iaia è un disegno in bianco e nero, con tante di quelle sfumature che già un paio basterebbero a riempire il mondo.
E amo di iaia il suo bianco e il suo nero. Non mi fa paura quello che tanti potrebbero definire “stranezza”.

Lo capisco quando la vedo in lontananza ogni volta. Quando è in piedi al centro della stanza imbronciata che cerca di capire se la foto è dritta e io sono sullo sgabello e sento il violento bisogno di andarla ad abbracciare e dirle che secondo me la foto è perfetta e se non è perfetta, la rifacciamo.

E’ sempre una farfalla che scatena uragani, come fosse un diamante fragile ma infrangibile, con milioni di sfaccettature diverse. E’ un fiume in piena di idee e facciamo così tanti progetti che non riusciamo a farne nemmeno uno.

Amo il suo essere perfettamente imperfetta, quando mi chiede sette volte nel giro di 10 minuti se mi piace il salmone e al dodicesimo minuto, dopo sette “sì mi piace il salmone”, dice “Giuli ti piace il salmone, vero?”. Però che mi piace il calamaro se lo ricorda da tre anni perché non me l’ha mai più chiesto.

Ha passato tre anni a ripetermi in continuazione che non è una buona amica e ha smesso di dirmelo il giorno che le ho detto che non me ne fregava niente, che non era mia amica.
Iaia non è mia amica. Iaia è di più. E’ un pezzo di me. E’ un pezzo del mio cuore di vetro, ed è sempre stata lì anche quando non c’era.
Ha smesso quando le ho fatto i grattini dietro la nuca e le ho detto che era un gatto, a lei che i gatti li odia.

Ho smesso di aver paura dei tuoni quando gli abbiamo riso in faccia insieme e due gocce ci hanno bagnato la fronte.
Quando abbiamo capito che insieme non si annega.
Quando abbiamo capito che sbagliando si può ricominciare e si può essere migliori.
Quando abbiamo capito che si può amarsi in silenzio e a volte è meglio non dire niente, ma basta una carezza.
Quando abbiamo capito che anche da soli si può non essere soli. Che c’è sempre uno scoglio, che c’è sempre un vulcano.

Non le ho detto ciao, inghiottendo rospi in gola, all’aeroporto stavolta. Mi ha detto “ci vediamo dopo amore” mentre uscivo mandando giù.

Ma in fondo non arrivo e non parto da e per l’Iperuranio.
E’ solo una questione di 12 minuti, no? Quando ogni sera dicevamo “ci vediamo fra 12 minuti alle Cascate Paradiso”.
E quindi sì,
“ci vediamo fra un po’ amore”.

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15 pensieri su “viaggio al centro del mondo

  1. mi sono svegliata da dodici minuti.
    (meno in realtà)
    ritorno tra dodici minuti.
    (quando avrò smesso di piangere dodici minuti)

    ti voglio bene lumachina
    grazie.

    (ora comincia ad insultarci perché nella versione romantica mi viene il voltastomaco occhei?)

  2. E’ vero, come diceva su Bea, come si fa a non essere banale? ma io alle 2.15 del mattino ti leggo, leggo le tue emozioni, e mi emoziono. E io invidio, di invidia sana ovviamente, chi nella vita prima o poi ha la fortuna di incontrare anime affini che non sono semplici amici ma parti di se. Credo che capita davvero poche volte nella vita. Una è quando si incontra l’altra metà, un’altra quando si incontra un’amico/a che è quell’altro pezzo di noi. Dico sempre, quelle poche volte che mi capita di incontrare queste persone fortunate, che quando questi incontri accadono bisogna tenerli stretti a se, con la stessa delicatezza di chi tiene in mano una farfalla. E io credo che è proprio il giocare, discutere, avvicinarsi, allontanarsi..il segreto per conoscersi, apprezzarsi, amarsi. Bello il vostro amore. Belle voi. ❤ e ora la smetto di piangere , ma emozionarsi è sempre una cosa che scalda il cuore.

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