Guardami. GuardAmi.

Io non mi lascio mai guardare

Eppure la sento, la voglia di lasciarmi guardare di nuovo.
Stringo gli occhi, lancio rapide occhiate.
Scruto assorta, dall’angoletto scuro.

Ti ho guardato a lungo, quella sera, e ad ogni incrocio di occhi ho avuto un po’ paura di essere vista.
Li ho spostati sul pavimento e li ho rialzati,
come un insieme goffo e contorto di passi di un ballo che non conosciamo.
Il tempo, quello lo batte il cuore.
Ottocentosessantaquattromila battiti.
poi. si. ferma. e. ricomincia.
Ottocentosessantaquattromila battiti di ciglia.

Ottocentosessantaquattromila, secondo più secondo meno.

Ottocentosessantaquattromila secondi e guardami ancora, perché se lo fai io non ho più paura.
Scalfire la superficie alla ricerca dell’abisso, sotto dove è buio.
Guardami perché riesci a vedermi, laggiù.
Ti lascio entrare piano,
ti faccio restare forte.

Sono un labirinto di respiri e di pensieri aggrovigliati, che ho solo voglia di prendere e far diventare veri, modellandoli come plastilina tiepida.
Ottocentosessantaquattromila vibrazioni di ossa e di cellule.

Tempo che si ferma, quando deve solo correre.
Tempo che corre, quando deve solo fermarsi.
Tempo relativo, perché tanto chisseneimporta, noi lo sappiamo fermare.

Ottocentosessantaquattromila secondi passano in fretta.

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4 pensieri su “Guardami. GuardAmi.

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