The first one.

Fisso il vestito ben disposto sul letto di quella stanza meravigliosa,
nel b&b con la casa sull’albero e l’abbaino telecomandato.
E’ tardi, siamo stati a cena tutti insieme dai genitori di Iaia e io forse non sto realizzando ne dove sono, ne quando sono arrivata, ne come mi chiamo.
E’ surreale.

Di solito dormivo sul divano rosso, ma mi ritrovo a guardare le stelle da un abbaino telecomandato e mi vedo riflessa. Ho le occhiaie e i capelli sconvolti, una camicia a righe, sbottonata per metà, e un vestito con delle maniche di pizzo nero sul letto. Che non so se mi entrerà.
Io non prendo mai i vestiti su internet perché se poi non mi entrano ci rimango malissimo.
Me lo infilo nonostante non sia il caso di provare i vestiti di sera, dopo una cena alla quale hai mangiato per sette reggimenti. Mi entra e.
In piedi con i calzini inadeguati al centro della stanza mi sento un po’ donna e un po’ pagliaccio.
Sorrido ad Ombrella e le faccio notare che ho dei polpacci enormi.
Mi guardo allo specchio e mi sorrido. Sei diventata grande, bionda. Ma non troppo.

Ho un pigiama scarabocchiato di circo, che mi porta ogni sera in un mondo nuovo.
Ho il libro di Iaia in valigia, vorrei farglielo firmare anche se immagino che me lo lancerà in fronte perché lei autografi non ne fa.
Non dovrebbe esserci tensione, la presentazione già c’è stata anche se senza libro, e invece siamo tutti emozionati come bambini al primo giorno di scuola.
E’ surreale avere uno scudo che ci trasporta avanti e indietro con qualcuno che ci sorride ogni mattina e ogni sera, è surreale quella distesa di sedie bianche nell’Iperuranio popolata da sorrisi splendidi.

Infilo il vestito, è quasi ora.
Le calze 15 denari sono così delicate che mi fa paura anche solo guardarle.
Allaccio le scarpe e barcollo sul tacco, mentre mi sistemo la pochette e ci infilo dentro il rossetto, che poi metto sullo scudo in corsa.
La libreria Cavallotto è già piena. Mi siedo in prima fila, di fronte al tavolo e mi sudano le mani per l’emozione.
Decido di fare il video, nonostante io sappia bene che Iaia non vuole rivedersi generalmente, perché la sua mamma e il suo papà non sono potuti venire e mi sembra un atto criminale non riprendere per loro.
La mano trema, è tutto sfocato. So che dovrò parlare ad un certo punto e non so cosa dirò.
Ma poi diventa semplice, mentre tu, dall’altro lato del tavolo un po’ sorridi e un po’ piangi.
Diventa semplice raccontare perché amo Maghetta Streghetta e i suoi mondi in bianco e nero, con qualche tratto rosso.
Diventa semplice parlare di quella sera in cui ti ho trovata e ho letto tutto il blog a ritroso, in quel periodo di passaggio fra fumetti ed etti di fumo.

Ci sono dei tavoli bianchi, in quello che la mattina stessa era un capannone e che poi si è trasformato in un prolungamento dell’Iperuranio.
C’è una Maghetta gigante di cartongesso, ci sono dei signori che ti versano il vino sorridendo.

Ci sono i fuochi d’artificio e c’è tutta l’eleganza che solo lei poteva avere.
Per quanto sembri tutto così tanto ricercato, il punto chiave è sempre e solo uno: la semplicità.
La semplicità di un mazzo di pomodorini a centro tavola, di una moltitudine di cornici bianche con le foto del libro, di una distesa di pannelli adibiti a lavagna per disegnare sogni.
Perché è questo che Iaia ci ha regalato quella sera, e ci regala ogni giorno. I sogni. La magia.

Sono le due passate e ridiamo come scemi nel parcheggio, sotto luci gialle e accasciati sul sedile della macchina perché le scarpe ci stanno martoriando anche l’anima.
La carrozza torna zucca, ma la magia rimane.
Perché la magia ce l’abbiamo dentro, noi che i Nani da Giardino li sappiamo vedere.
Noi che siamo fatti di luci e di ombre, proprio come Maghetta Streghetta.

Sfoglio il libro seduta sul mio letto, mentre le stelle continuano a fissarmi attraverso l’abbaino telecomandato. Indosso ancora il mio vestito nero con le maniche di pizzo e sorrido guardando in alto.
Avrei voluto fartelo firmare a pagina 144 che non è altro che un 12×12, proprio come siamo noi.

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“A te, perché sei”.

Sì,
a me perché sono.
A te,
perché sei.

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18 pensieri su “The first one.

  1. e chissà quante altre emozioni che non hai scritto..
    🙂
    E’ proprio vero, Iaia ha regalato sogni anche a chi non sognava più.
    E’ proprio speciale lei.
    I tuoi polpacci li hai notati solo tu eh? io no…io ho visto l’emozione che c’era in te, come in Max, per una persona a cui siete molto legati. Ho visto l’emozione e la felicità nei vostri volti e nelle vostre voci..
    In ogni caso con quel vestito nero con le maniche di pizzo stavi davvero bene 😉

    • porella.
      i polpacci non sa neanche cosa siano.
      è bionda.
      si lamenta e parla a sproposito senza sapere.
      dille di sì.
      annuisci e .

      sì bionda.
      certo bionda.
      è questo il segreto bionda.
      e così via.
      e annuisci

    • è stato.
      è che non si possono usare troppe parole per.
      non li posso scrivere tutti o salterebbe fuori un’enciclopedia ripetitiva.
      è stato bello conoscervi, è stato bello e surreale essere là.
      con le mani e la voce tremanti, con gli occhi lucidi e.
      semplicemente esserci e sorriderne.

      Grazie 🙂 ❤

  2. ho visto tutto il video che hai fatto.
    e mi sono trovata anche vagamente meno orrenda del solito.

    anche quando hai ripreso dal basso con la voce e la mano tremolante.

    significa solo una cosa.
    e tu la sai .
    perché sei.

    sei anche molto bionda, intendiamoci.
    ma pare che sia un dettaglio.

    Pubblicamente ti confesso che mi piaci molto più in pantaloncini e all star slacciate. Quando butti la borsa per terra ( e non la metti sul mio divano, chiaramente)-.

    Ma è innegabile, ormai che con 15 denari-pizzo e pochette stai proprio nel tuo habitat naturale.

    Quello che mi importa, devo essere onesta, è che tu abbia capito le tue potenzialità.
    Di trasformarti.
    E non rimanere statica.
    Ancora ad alberi decadenti.

    E’ solo l’inizio bionda.
    :*

    Grazie.

  3. Pingback: Recensioni del Libro ” Le Ricette di Maghetta Streghetta” – secondo atto – La Cucina Psicola(va)bile di Iaia & Maghetta Streghetta

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