Scegli(ti)

Colleziono visuali di Roma notturne, mentre il Tevere si muove lentamente portando i detriti altrove, un po’ come io ho lasciato i detriti alle spalle.
E’ pazzesco come ci si possa innamorare di una città, ad ogni angolo, ad ogni vicolo, in ogni momento.
Quando di notte i tuoi passi rimbombano fra le giunture del Colosseo e tu non fai che camminare con il naso all’insù chiedendo approvazione alla luna.
Dicono che sei un po’ come i cactus, che hai una parte tenera da accarezzare fra le spine. Analogia buffa ed insolita, volendo, ma. Ma forse è vero.
E’ che non posso fare entrare tutti, ci sono dei paletti eretti con fatica a puntellare una struttura ossea danneggiata da un enorme scossa di terremoto.
Ma la lascio entrare Roma, la lascio entrare da quel giorno in cui guardando giù dal Cupolone ho detto “mamma io è qui che voglio stare”.

Negli ultimi giorni ho avuto delle ventate di realtà pazzesche che mi hanno ricordato quando impaurita e insicura ho mandato il primo CV. La snervante attesa. Il fallimento che contamina le ossa ad ogni momento.
La solitudine che ho voluto nel decidere.
Io e la mia lista di pro e di contro, di cosa lascio e cosa trovo. Di cosa sono e di cosa voglio essere.
Di cosa lascio senza lasciare, di cosa spero di trovare.
Scegliere di andare via per ritrovarsi o per conoscersi, forse è l’unica soluzione a volte.
Si concentrano le paure fra le ossa, le senti tessere ragnatele fra le costole, senti il nero che ti pervade dentro ed è lì che cominci a tremare. A non farcela. A titubare. A cambiare idea. A pensare che no, è una stronzata. A pensare che sì, è la scelta giusta.
L’immagine più appropriata a descrivere lo stato in cui sei è quella di una stanza con due vasche enormi: una bianca e una nera. Una piena di paure e una piena di progetti e speranze, come le vasche di cera dove si fanno le candele.
Acqua densa, che rimane addosso.
Ti immergi prima in una e poi nell’altra, alternandole. Poi ti sbucci con un coltello a mostrare gli strati. E’ che non si va mai via realmente e non si resta mai. Siamo storie in continua evoluzione, mai totalmente radicate a un suolo.
Cambi le case come facessi il cambio di stagione nell’armadio.
Sei smarrito e ti dici che non è più il tuo posto, poi fai una passeggiata e quando senti pulsare il cuore di Castel Sant’Angelo fra le foglie secche sbricioli i dubbi.

Non si può arrendersi alla paura, perché farlo significa non voler fare scelte e non voler avere il controllo di se stessi.
E quindi ciao, piccolo gomitolo di mostriciattoli che banchettate fra le mie costole, prendiamoci un caffè e rimanete pure ché senza di voi non sarei io.
E non sarei qui, adesso. Ancora.

Ti amo Roma,
e anche se non so se ti posso dire per sempre, ti amo e mi hai salvata almeno una volta.
Il resto non conta.

20131102-153007.jpg

Annunci

7 pensieri su “Scegli(ti)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...