di candeline e 27.

L’incedere inarrestabile del tempo in realtà mi ha sempre fatto un po’ paura,
ma festeggiare i compleanni quando ero piccola mi piaceva e parecchio.
Mi piaceva l’idea che mia mamma mi facesse sempre le torte più buone di tutti, me ne portava sempre una a scuola e mi rendeva spesso e volentieri l’egocentrica che non sono mai stata.

Poi col tempo ho iniziato a capire che compleanno non erano torte e regali, ma tempo che passava. Diventare grandi, inevitabilmente.
L’adolescenza era ubriacarsi con gli amici o addirittura con orribili feste piene di sconosciuti che ti dicevano “ah ciao, sei tu che compi gli anni? auguri, dove sono i gin lemon?”. E tu stordita dalla musica volevi solo che quella tortura finisse.

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Dai 24 ho scelto i compleanni con poche persone, spesso amici di infanzia e qualche parente gradito per una fetta di torta.
Ogni anno è solo un anno che è passato e uno che sta cominciando.
Come a capodanno, si fanno delle bellissime inutili liste mentali di cosa è stato, di cosa sei diventato e di cosa ti ha portato a essere quello che sei.

Quest’anno lo volevo diverso, ma uguale nel concetto. Volevo gente che amo intorno, volevo dolci e vino. Volevo equilibrio di tutti gli estremismi che ho avuto negli anni.
27 è un bel numero, lineare nell’apparenza, travagliato dai 20 anni e mitigato dai 30.
Ma l’età in realtà conta poco, si può essere grandi a 20 e piccoli a 40.

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Sono chiusa per natura, mi sono chiusa per dolore. Parlare di me è quasi impossibile, ritengo sempre che non sia interessante sapere che a nove anni mi sono infilata gli sci e mi sono buttata in una discesa senza sapermi fermare o che amo le case abbandonate e le storie che ci puoi inventare guardando le finestre rotte.

Sono fragile come un’orchidea che non so accudire, sono surreale come un libro di Tim Burton, sono dolce come dei cioccolatini in una tazza, sono una scatola di latta piena di cose.
Odio stringere i sentimenti dentro le parole, ho sempre come l’impressione di mutilarne la bellezza e la grandezza, ma.
Quest’anno ho deciso di allentare i cardini, che stringono il cuore come in una morsa, e di lasciare entrare le persone che volevo dentro. Come la visita ad un museo, dove le opere sono tutte mie.

“Lasciali entrare nella tua vita” mi ha detto un’amica molto saggia, qualche giorno prima.

E’ difficile, è fottutamente difficile abbassare le barriere perché quando le abbassi allora sai che probabilmente soffrirai.
Ma io voglio raccontare. Voglio lasciare entrare. Voi.
Voglio raccontarvi quanto quel peluche e quell’orchidea di iaia mi hanno strizzato gli occhi e quanto ho stretto quello stelo fragile al petto per proteggerla dal vento.

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Voglio raccontare gli occhi di Agnese mentre accendeva le candeline, il suo sorriso con le fossette, il suo abbraccio, la sua torta buonissima e i suoi capelli lunghissimi dentro cui puoi appoggiare la faccia quando vuoi essere sereno e custodito.

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Voglio raccontare di Luis e Ale, di una torta a coronare una tradizione nata fra 4 mura, di tabacco sbriciolato e raggi di sole.

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Voglio raccontare di Iolanda e di quel parlare nei momenti bui, del sostegno e del ciclamino rosa perché bianco non è adatto.

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Voglio raccontare di Ombrella e del suo carpire dettagli silenziosamente, toccando ogni nervo e ogni colore che ho.

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Voglio raccontare di Elisa che mi chiama da Berlino e che vorrei solo avere lì con me, a fare foto stupide davanti agli specchi.
Voglio raccontare di mia madre che mi chiama a mezzanotte e di mia nonna che mi chiama sempre alla stessa ora.

Questo compleanno credo sia stato il più perfetto di una vita, perché lo volevo davvero.
E credo che sia stato sorprendentemente equilibrato in ogni elemento.

Perché 12.11.13 è davvero come fare un passo indietro, ma due avanti.
E’ davvero essere sempre noi stessi, ma migliorarsi e non smettere mai di farlo.
E io non voglio smettere di farlo.
Voglio rimanere un’equilibrista squilibrata, una ragazza un po’ interrotta, una storia non troppo triste.

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Mi fisso il pugno chiuso della mano e mi chiedo quanto piccolo possa essere il nostro cuore, ma quante cose possa contenere.
Il mio, guarda il mondo a tratti, e se lo chiude dentro fino al momento di organizzare un’altra visita guidata a chi vuole vedere, a chi vuole sapere, a chi vuole capire cosa c’è sotto la superficie calma del mare.
E chiude dentro voi, intorno a quel tavolo e con quel sorriso.
Perfetti.

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21 pensieri su “di candeline e 27.

  1. ( AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH la tua amica quella bella-giovane-intelligente-saggia-bravissima a disegnare-a scrivere-afotografare a . CHE NON CONOSCO e non so chi sia. è davvero mapropriodavvero: un’ottima amica)

    ( ok vado)
    (ciao)
    NUTELLA
    FRITTA

    adesso.
    ELiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

  2. ollapeppa! Auguri, anzi, Augui, perché la erre mi irrita.
    Però non la racconti giusta, non sono ventisette, sono molti di meno. Lo dice anche Ombrella, vero?

  3. e va bene bionda, strizziamoci gli occhi, abbracciamoci e poi ricominciamo a gridare eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhh battere le mani e spegnere candeline. poi fissiamo il vuoto, sangriasuccodifruttacuoricinilumache e grida. e cigolii. e valhalla. che potrei non averne avuto abbastanza. (che potrei avere paura di disabituarmi. ed avere di nuovo paura. in un circolo senza fine.)

    ma insomma <3.

  4. 12.11.13 era una data troppo “giusta” per non racchiudere il compleanno che desideravi.
    E’ difficile aprirsi alle persone quando ci si è chiusi perchè feriti.
    Ma è bellissimo scoprire che c’è gente diversa, gente che ti vuole bene.
    Le opere del tuo museo sono opere speciali, ed è giusto che tu le mostri a chi sti sta dentro il cuore. Credo che molte cose fatte/viste/sentite nella nostra vita per qualche strano movito le scordiamo…o cmq le mettiamo da parte. Altre invece ce le portiamo sempre nella mente, e nel cuore. Mi sa che questo compleanno ti starà sempre nel cuore.
    Di nuovo Tanti Auguri Giulia!
    27 ben portati….è vero!
    E dire che sei bionda!! 😀

  5. ventisette è un anno stupendo, così dicono perché io ancora ci devo arrivare (sedici è per sempre). ti auguro un anno perfetto bionda, ti voglio bene e sarà così per sempre.

  6. Auguri, mio tesoro.
    Ti meriti milioni di questi giorni, ricordatelo.
    Non pensare mai di non meritarteli, mi raccomando.
    Altrimenti vengo lì e ti picchio.
    E lo sai che lo faccio ❤

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