c’è bisogno di.

È un respiro veloce, quello che mi rimbalza nella gola.
È un ricordo di occhi fulminei, sfocato e confuso.
Gli occhi veloci di una bestia che ha fame di nuovo e di dolore, li senti addosso e li fissi con aria di sfida.

Poi sono rimaste fiamme spente dal vento e mucchietti di cose belle incenerite, sparsi qua e la.
strascichi di cieli rosa e azzurri, mangiati dai grigi invernali.
È rimasta aria fredda che si infiltra sotto le porte e fra le crepe.
Parole taglienti sfregano tra i denti, fastidiose come unghie sulla lavagna.
È rimasto un sorriso. Sfacciato e sguaiato, sfoderato in faccia al problema.

È la caccia alle sfumature del cielo, è la caccia alle cose da guardare.
È un disegno da rifare, è tempo che corre. È nuovo da esplorare, come libri da colorare restando dentro i contorni con quella penna magica che cambiava colore.
È una fuga continua dalla banalità, da quell’abitudinaria morte cerebrale.

C’è bisogno di inizi e storie, da ascoltare e da raccontare.

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