Polvere [sotto i divani]

“Che stupidi che siamo”,
diceva il buon Accorsi nella battuta clou delle Fate Ignoranti.

E aveva ragione. Siamo veramente stupidi e fragili.
Prima idealizziamo, poi ci costruiamo la nostra visione perfetta del perché sia stata tutta un’idealizzazione.
Passa il tempo e noi siamo sempre più fortemente convinti delle nostre bellissime teorie infiocchettate e incrollabili, e poi.
E poi.
E poi non facciamo mai i conti con l’imprevisto.
Un po’ come quando pulisci il pavimento e te ne fotti che sotto il divano c’è tanta di quella polvere che se lo muovi soffochi. Poi c’è il giorno che muovi il divano. “Bravo, ottima mossa”, dici fra te e te.

Scorri parole, nascosta dietro la tua corazza e il tuo piano bellissimo, e poi eccole.
Quelle che non ti aspettavi.
Quelle che avresti dovuto leggere più o meno una vita fa.
Ecco quel brivido maledetto che ti smuove il sangue e si accende quella lucina. E la vocina? La senti quella vocina del cazzo che ti martella le meningi?
“Oh wait parlano di te eh, oh ma come hai fatto a non leggerle nel momento giusto? oh ma oh oh oh oh oh e adesso?”.

Zitta sciocca, e adesso è meglio. No?

Mentre tu parli con la vocina, magari c’è qualcuno con te che ti sta facendo dei discorsi che tu non stai ascoltando.
Rispondi “mh mh” distrattamente senza aver sentito una parola, perché adesso tu sei là.
In quel limbo meraviglioso, a girovagare di notte, a riempirti i polmoni di vita e probabilmente in cerca di un bagno.
Sei là in quel posto bello dove ci si sente vivi fino a sentirla scoppiare in ogni vaso sanguigno, la vita.
In quel posto pazzesco dove ti senti la testa leggera leggera, come un palloncino gonfiato ad elio.
In quel posto dove sei schifosamente felice e lo dici perché è così vero che non puoi tenerlo dentro.

E allora vorresti solo fare una corsa fuori e dire “grazie”.
Grazie di avermi fatto uscire da là e di avermici fatto credere ancora.
Nessuna accusa,
nessun rimpianto,
nessun rimorso,
nessun astio,
nessun fastidio.
Forse una briciola di malinconia, sì.
Un sorriso con una carrellata di immagini davanti agli occhi, velocissima quasi a far girare la testa e le stelle.
Un po’ di nodi in gola e gli occhi lucidi, ma.
Ma dev’essere la polvere.

Rimetto il divano al suo posto, fino alla prossima volta che finirò per spostarlo di nuovo.

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