Sproloqui notturni

Quanto sono lunghi cinque mesi?
E soprattutto: cosa si è accatastato fra i filamenti nervosi?
Costruire e distruggere, poi ricostruire. Senza fermarsi mai, senza volersi fermare mai, sempre con quella paura di fermarsi e vedere castelli in aria sbriciolarsi in ceneri di nuvola.

Qualcosa di nuovo che solletica i neuroni, qualcosa di nuovo che solletica la voglia di scoprirne di più.
Di raccontare cartocci di carta e luci psichedeliche. Correre e prendere tutto. Fermarsi davanti a parole fuori luogo, senza chiedersi troppo perché. Aprire illogiche considerazioni a mani nude e chiedersi che effetto farebbe, vedersi adesso.
Continuamente sospesa nel grigio fra luce nera e buco bianco, strattonata fra fili reali e intrecci irreali.
“Il surreale, ci si può vivere”, dicevano. Ma non dura a lungo, c’è sempre quello schiaffo che ti prende per i piedi e ti riporta qua, in questo eterno purgatorio dove siamo solo di passaggio. Lo dicono le occhiaie sulla tua faccia, i segni, le cicatrici.

Continua voglia di inizi,
incapacità di avere un bel finale.

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Un pensiero su “Sproloqui notturni

  1. ‘in questo eterno purgatorio in cui siamo solo di passaggio’. Niente di cristiano, ma molto di vero, in realtà. aveva proprio ragione mio nonno. tzè.

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