Forse ci siamo persi

E’ di nuovo settembre.
Il mese degli inizi, un po’ come fosse capodanno.
Arriva sempre così veloce che quasi non te ne accorgi.

Avrei mille cose da raccontare.
Mille concerti mi hanno riempito le orecchie.
Mille posti mi hanno riempito gli occhi.
Mille emozioni mi hanno riempito il cuore.
Non saprei nemmeno da dove cominciare, forse dovrei cominciare dal posto in cui tutto ha avuto inizio.
Cioè insomma dove io ho avuto inizio.

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Ho parlato e straparlato della Sicilia in questi anni (anni?) di pensieri scribacchiati velocemente. Ma è solo questa volta che mi sono resa conto di esserci stata davvero a pieno.
E’ quando si guardano le cose con gli stessi occhi di sempre, ma con una visuale più larga. Quando si guarda nella stessa direzione e seguirla non è poi così impossibile. E’ un viaggio fatto di tappe, ma soprattutto di colori ed emozioni.

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Camminare sui bordi di una gigantesca vetrata che lascia entrare tutta quella luce che non ho lasciato entrare mai.
Mi ritrovo a osservare i tuoi occhi pieni di stupore ed è come se, insieme a te, sentissi di nuovo il sapore di quelle cose mangiate e rimangiate.

Il mare è piatto e liscio come una chiazza di olio azzurro. Un bambino di nome Mauro viene costantemente richiamato dalla mamma arenata sulla spiaggia. La punta del nostro ombrellone si perde in fondo ai sassolini, mentre lui stoico resiste al vento.
Non ero mai stata prima ai laghetti di Marinello, li avevo sempre e solo guardati dall’alto e vedere il santuario dal basso che si staglia verso il sole è a dir poco incredibile.

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E’ così facile perdersi fra i vicoli di Cefalù ed è altrettanto facile ritrovare la tua mano vagando con il naso all’insù, mentre i panni stesi svolazzano e una musica malinconica riempie le vasche del lavatoio medievale.
Si riposano le statue a guardia dei cancelli del duomo e ci regalano le sue silenziose volte di pietra.

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Dalla pietra alla terra, rossa. Sotto il sole caldissimo.

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La polvere ci sporca le scarpe e il sudore la appiccica alla faccia, proprio mentre sotto di noi si apre una faglia di Paradiso.
Cala Capreria, la prima caletta raggiungibile dall’ingresso sud della Riserva Naturale dello Zingaro, si apre come un cristallo davanti ai nostri occhi.
C’è una folla pazzesca che più che il Paradiso ricorda l’Inferno, ma. Tant’è che ne è valsa la pena di ritagliarsi un angolino abbarbicato sulla roccia e una capanna ricavata dall’ombrellone per ripararsi dal sole.

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Viaggiando verso sud ci imbattiamo nella Scala dei Turchi.
Una vera e propria montagna di roccia calcarea bianchissima che sembra quasi una millefoglie poggiata sul mare.
Il nostro viaggio è ancora troppo lungo per poterci fermare quindi ci accontentiamo di guardarla dall’alto, questa lingua bianca spennellata su una tavolozza di mille gradazioni di blu.

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Proseguendo verso la costa orientale troviamo il castello di Donnafugata.
Residenza nobiliare dell’800 ci ospita fra le sue pietre rosate e silenziose. Ci perdiamo nel labirinto per poi ritrovarci sulle torri che affacciano sul mare in lontananza.

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Passando per Modica si arriva alla punta più a Sud dell’isola.
Portopalo.
A Portopalo ci sono diverse isolette, ma soprattutto a Portopalo c’è un castello diroccato. Casa di sogni e ricordi di una ragazzina e del suo principe più azzurro del mare stesso. Casa di un eroe che se guardi bene lo puoi vedere ancora, seduto sullo scoglio Maltese guardare le casette dei pescatori.
Il paesaggio di Portopalo e il suo mare sembrano avere un colore diverso dal resto del mare. Sembrano avere qualcosa di magico che negli altri posti non si percepisce così velocemente.
Sarà il silenzio, le barchette, le case diroccate. Non lo so. Fatto sta che il mare è pieno di pesci coloratissimi e ci sei tu che li rincorri sorridendo e il tuo sorriso è quello di una bambina stupita con gli occhi pieni di mare e di bello.

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Da Portopalo la tappa obbligatoria successiva è senza ombra di dubbio Marzamemi.
Mi sono innamorata di Marzamemi qualche anno fa. Le vie deserte sotto il sole, la magia di quelle casette di pietra tutte uguali, fatte di quella pietra bianca che trasmette pace. Pochi colori ad adornare questo paese un po’ spettrale. Solo pietra di pace bianca, che quasi puoi sentirla respirare attraverso i muri.

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Non è finito il viaggio, ma è in questo punto che voglio mettere una bandierina e ci voglio scrivere “casa”. Perché in ogni momento mi sono sentita a casa.
Ad ogni tuoi sguardo incredulo mi sono sentita a casa.
Ad ogni sbrilluccichio dei tuoi occhi mi sono sentita a casa.
Ad ogni racconto della mia infanzia indicandoti i luoghi e gli oggetti mi sono sentita a casa.
Ad ogni chilometro percorso mi sono sentita a casa.
Ad ogni curva stretta e ad ogni salita e discesa.
Mi sono sentita a casa mentre ti entrava l’acqua nel boccaglio e mentre ti facevo ciao con la mano sott’acqua.
Mi sono sentita a casa quando il sale bruciava sulla pelle, quando guardando verso il mio scoglio mi sono girata indietro e c’eri tu.
Mentre il sole scendeva veloce in bocca al mare.
Mentre mi prendevi per mano ed eravamo pronte a ripartire.

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Perché in effetti non è importante dove si arriva, ma il perdersi e il ritrovarsi.

Dentro e fuori dal viaggio.

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(to be continued…)

 

 

 

 

 

 

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