La terra dei Loch [parte prima]

È tardi, ma il tempo per un attimo va indietro. Un’ora.
L’aria punge quando scendiamo dall’aereo, a Prestwick.
Un taxi nero, come quelli dei film, ci porta al b&b dove una signora sorridente ci mostra la nostra stanza.
È tutto accogliente, i cuscini soffici, la stufa accesa anche se è fine agosto.
Si distendono i primi prati verdi, mentre assonnate corriamo su un treno verso Glasgow.

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La stazione dei treni di Glasgow mi ricorda un po’ King’s Cross e il suo binario 9 3/4.
Si presenta così Glasgow.

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Persone sorridenti, legno scuro e tanti negozi. Città prevalentemente industriale, abbastanza grigia, vanta però uno splendido museo totalmente fuori dagli schemi.

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Il Kelvingrove Museum è immerso nel verde e la sua struttura vista da fuori è impressionante. Rosso ed enorme sembra quasi un castello.
Dentro c’è un po’ di tutto, da Dalì a una serie di inquietanti animali impagliati. Navi dei vichinghi e installazioni sulle espressioni facciali.

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Decidiamo di trascurare la vita mondana per esplorare uno dei primi laghi. Loch Lomond, dove Loch ho scoperto significare lago per l’appunto.

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Il Loch Lomond è enorme, e comincia a sud dalla città di Balloch. Si può passeggiare sulla sua sponda, mentre un milione di cani sguazzano accompagnati dai padroni e sulla collina si erge il castello di Balloch. L’atmosfera che si crea al tramonto è magica.

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Ci sono dei bambini che corrono sul pontile e si tuffano vestiti ridendo.
Fa fresco e ti chiedi come diavolo facciano, per poi sentire il desiderio di immergerti nella striscia dorata che il sole crea sulla superficie piatta del Loch.

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Quando rientriamo a Glasgow il freddo è triplicato.
Per la cena scegliamo un pub dove ordiniamo alette di pollo piccanti al miele (causa di un’insensibilità di tutta la faccia per almeno 45 minuti), una sorta di fish&chips con salsa tartara e una bruschetta gigante con bacon avocado e anche il vicino di casa sopra.

Dopo cena una birra è d’obbligo, sostengo fortemente.
La tizia che mi si accompagna e che è semi-astemia si lancia sulla sua terza birra giornaliera sostenendo che nel Regno Unito guarda caso la birra è più buona.

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L’Horse Shoes pare avere il bancone più lungo d’Europa.
La tizia semi-astemia che mi accompagna ride assaggiando la mia Guinness extra cold dopo aver detto “mah, magari ne faccio un sorso dalla tua perché una intera non mi va”.
La semi-astemia ride fino ad addormentarsi ed è bello guardarla dormire.
L’indomani ci aspetta Edimbrurgo.

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