Edinburgh, Higlands e abbandoni

Sono in terribile ritardo.
E’ passato esattamente un mese dal viaggio in Scozia e ancora non ho finito di parlarne.
Forse perché non siamo mai tornate del tutto.
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Edimburgo è un po’ come una Londra in miniatura, con meno pretese e meno caos.
Lo stile architettonico la ricorda e non puoi che amarla.

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Patria dei festival musicali, c’è sempre qualcuno a riempire le strade di note.
Rimaniamo letteralmente folgorate dalla Cattedrale di St.Giles, che la nostra guida definisce come “niente di eclatante” all’interno.
Vorrei dissentire perché a parere mio è una delle cattedrali più affascinanti mai viste.

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Piena di vetrate coloratissime e dalle volte celesti, non puoi fare a meno di camminare con il naso all’insù, mentre una signora recita la funzione protestante.
Di una bellezza disarmante la Thistle Chapel, la cappella dedicata all’ordine dei cavalieri più antico della Scozia.

Quindi cara Lonely Planet rivedi un attimo questa cosa che non è niente di eclatante per cortesia. Dai.

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Ho amato ogni punto e ogni panorama di Edimburgo, e il fatto che una delle mie più care amiche d’infanzia ora viva là è solo un motivo in più per tornarci e ritornarci.

Il tempo è quello che è, forse il difetto maggiore di queste città britanniche.

E’ meraviglioso salire e scendere discese e salite che si snodano nei vicoli della città, sbucare di fronte al Castello e scoprire giardini e punti panoramici.

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La residenza estiva della regina, ai piedi dell’Arthur’s Seat, a fianco del parlamento, innalza i suoi maestosi cancelli di ferro neri.
Ci siamo ripromesse di tornare e salire sul Arthur’s Seat, ma stavolta ci siamo limitate a sdraiarci su una panchina guardandolo da giù.

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Dopo una giornata a Edimburgo ci aspettava l’escursione alle Higlands.

Multilingual tour. Ci siamo ritrovate su un pullmino pazzo che schizzava fra i tornanti scivolando sulle pozze. Una signora pazza (Linda prrrrrrrrrr) alla guida ci minacciava di abbandonarci ad ogni tappa.
Ma e dico ma: uno spettacolo.
Passare in mezzo a vallate enormi colorate di arcobaleni, fra foschia e pioggerellina fastidiosa. Montagne altissime e verdissime in sfondo a una molteplicità di laghi i cui nomi sono impossibili da ricordare, perché sono troppi.

Da Edimburgo a Loch Ness, poi Inverness passando per Stirling. E’ così veloce il susseguirsi di immagini dal finestrino che gli occhi collassano per la troppa bellezza.

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Glencoe, meglio conosciuta come la Valle del Pianto. Sfondo di sanguinosi massacri, location di Braveheart e alcune scene di Harry Potter.
L’atmosfera è spettrale e maledettamente affascinante.

E poi Loch Ness.
Inflazionato? Sì.
Meraviglioso? Sì.
Odio le cose inflazionate perché di solito sono quelle più deludenti, ma non è il caso di Loch Ness.
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A parte la storia di Nessie che vabbè non è ne confermata ne smentita, è proprio il lago ad attirare l’attenzione come una calamita.
Spettrale con le sua acque nerissime sembra un pozzo infinito. Più profondo del mare del nord pare possa contenere l’intera popolazione mondiale. E’ pazzesco il contrasto fra le colline verdissime che lo circondano e il nero dell’acqua calmissima.

E poi niente, la barzelletta.

Sì, ci hanno lasciato in mezzo alla Scozia. Sì nel senso che la nostra dolcissima autista è ripartita senza di noi all’ultima sosta.
Ci siamo destreggiate fra deliranti telefonate all’ufficio scozzese, autobus, treni e meravigliose crisi di panico miste a risate isteriche.

Adesso, col senno di poi, ammetto di ridere ogni volta che ripenso al momento in cui ho capito che ci avevano mollate là in mezzo perché d’altronde il bello dei viaggi è anche questo: perdersi.

Perché nella vita non facciamo altro che perderci e ritrovarci. E’ un equilibrio fra la perdita e il ritrovamento, continuamente.
Un po’ come succede ai sentimenti che quando si sbriciolano pensiamo di averli persi per sempre e quando ci capita di ritrovarli più forti e diversi ci fanno un po’ paura.

Poi passa il tempo, tanto o poco che sia, non importa.
Perché non importa la quantità del tempo che è passato, importa la qualità di questo tempo.

E niente, dopo cinque mesi e una manciata di paure incenerite, siamo là nella Valle del Pianto.
Ma c’è l’arcobaleno e non vedo nessuna lacrima.

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4 pensieri su “Edinburgh, Higlands e abbandoni

  1. Ma allora ce l’hanno per vizio?!?! La nostra guida psicopatica in Irlanda del Nord ha mollato 3 del nostro gruppo di amici su una scogliera in mezzo al nulla in un posto in cui non prendevano neanche i telefoni! Io ho provato a dissuaderlo ma mi aveva risposto in modo talmente da pazzo che ho dovuto rinunciare…un delirio!

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