La terra dei Loch [parte prima]

È tardi, ma il tempo per un attimo va indietro. Un’ora.
L’aria punge quando scendiamo dall’aereo, a Prestwick.
Un taxi nero, come quelli dei film, ci porta al b&b dove una signora sorridente ci mostra la nostra stanza.
È tutto accogliente, i cuscini soffici, la stufa accesa anche se è fine agosto.
Si distendono i primi prati verdi, mentre assonnate corriamo su un treno verso Glasgow.

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Forse ci siamo persi, o forse no.

Noto, la culla del barocco.
Poco tempo e cielo ormai buio, ma difficile dimenticarsi della maestosità della Cattedrale e della scalinata che la precede.

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Non abbiamo visto molto di Noto, ma è a Noto che ho incastrato due pezzi di puzzle fondamentali, dei quali parlerò dopo perché vorrei appunto tediarvi con questo argomento sul finale u.u [sono scelte stilistiche importanti, le mie. Mi pare evidente.]

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Forse ci siamo persi

E’ di nuovo settembre.
Il mese degli inizi, un po’ come fosse capodanno.
Arriva sempre così veloce che quasi non te ne accorgi.

Avrei mille cose da raccontare.
Mille concerti mi hanno riempito le orecchie.
Mille posti mi hanno riempito gli occhi.
Mille emozioni mi hanno riempito il cuore.
Non saprei nemmeno da dove cominciare, forse dovrei cominciare dal posto in cui tutto ha avuto inizio.
Cioè insomma dove io ho avuto inizio.

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Costruzioni

Non ho tempo.
O meglio: non mi basta.
Lavoro più della soglia del normale, non me ne vanto e non ne sono particolarmente felice.
Il tempo che rimane lo passo costruendo un papabile futuro che rincorro da un po’.
Si avvicina una nuova decade e io ho bisogno di fermarmi. Di avere un mio posto, un gatto e qualcuno a cui sorridere quando torna a casa.

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Shapes

Le forme.

Sono sempre stata attratta dalla forma delle nuvole, dei biscotti, della carta ritagliata, del pongo modellato.
Le forme hanno sempre avuto importanza tanto quanto i colori.
Cerco di darmi continuamente una forma, di plasmare una vita sulla traccia di un sogno nato a 15 anni, quando ho guardato giù dalla Cupola di S.Pietro e mi sono sentita di chiamare “casa” quel posto sconfinato che avevo davanti agli occhi.
L’ho seguito in silenzio per 10 lunghi lunghissimi anni, senza crederci troppo ma senza mai smettere di crederci.
Sono acqua, è difficile per me avere una forma precisa.
Mi chiudo in qualche recipiente, mi costruisco dighe, sbatto contro i bordi con una sola voglia: straripare.
Non mi è mai piaciuto arrendermi, nemmeno di fronte all’evidenza.
E’ per questo che, oggi, nonostante tutte le difficoltà sto ancora correndo incontro ai sogni.
Perché sono i sogni che ci rendono vivi e diversi da tutti gli altri, perché se ci crediamo allora niente è impossibile.

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