Attesa

Mi piacciono le attese.
Un po’ forse le detesto.

L’albero di Natale è pronto, un po’ traballante sul tavolino che una volta era bianco.
Ha così tante luci che è impossibile non perdersi a fissarlo.
C’è silenzio, aria fredda entra dalla finestra aperta.
Mi ricordo che è quasi Natale quando decidiamo ogni anno di lanciarci fra le vie del centro impazzito, accalcandoci al Disney Store mentre nell’aria c’è profumo di caldarroste e mandarini.

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Cilindri e candeline

Ho dovuto e voluto aspettare quasi una settimana dopo il mio compleanno per riuscire ad assimilare bene il tutto, per poterlo raccontare.

Non ho mai amato particolarmente quel giorno perché odio fortemente stare al centro dell’attenzione.
Mi sono sempre preoccupata di organizzare feste a cui la gente si divertisse, senza mai preoccuparmi di stare bene io.
L’anno scorso, mentre a mezzanotte stringevo un peluche e lo guardavo come mi era stato chiesto di fare, mi sono incamminata su una strada. La mia. Mentre ricevevo quella che sarebbe stata l’ultima telefonata delle 18.00 da mia nonna, prendevo una decisione che mi avrebbe portato dove sono oggi.
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Edinburgh, Higlands e abbandoni

Sono in terribile ritardo.
E’ passato esattamente un mese dal viaggio in Scozia e ancora non ho finito di parlarne.
Forse perché non siamo mai tornate del tutto.
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Edimburgo è un po’ come una Londra in miniatura, con meno pretese e meno caos.
Lo stile architettonico la ricorda e non puoi che amarla.

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La terra dei Loch [parte prima]

È tardi, ma il tempo per un attimo va indietro. Un’ora.
L’aria punge quando scendiamo dall’aereo, a Prestwick.
Un taxi nero, come quelli dei film, ci porta al b&b dove una signora sorridente ci mostra la nostra stanza.
È tutto accogliente, i cuscini soffici, la stufa accesa anche se è fine agosto.
Si distendono i primi prati verdi, mentre assonnate corriamo su un treno verso Glasgow.

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