Edinburgh, Higlands e abbandoni

Sono in terribile ritardo.
E’ passato esattamente un mese dal viaggio in Scozia e ancora non ho finito di parlarne.
Forse perché non siamo mai tornate del tutto.
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Edimburgo è un po’ come una Londra in miniatura, con meno pretese e meno caos.
Lo stile architettonico la ricorda e non puoi che amarla.

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La terra dei Loch [parte prima]

È tardi, ma il tempo per un attimo va indietro. Un’ora.
L’aria punge quando scendiamo dall’aereo, a Prestwick.
Un taxi nero, come quelli dei film, ci porta al b&b dove una signora sorridente ci mostra la nostra stanza.
È tutto accogliente, i cuscini soffici, la stufa accesa anche se è fine agosto.
Si distendono i primi prati verdi, mentre assonnate corriamo su un treno verso Glasgow.

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Forse ci siamo persi, o forse no.

Noto, la culla del barocco.
Poco tempo e cielo ormai buio, ma difficile dimenticarsi della maestosità della Cattedrale e della scalinata che la precede.

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Non abbiamo visto molto di Noto, ma è a Noto che ho incastrato due pezzi di puzzle fondamentali, dei quali parlerò dopo perché vorrei appunto tediarvi con questo argomento sul finale u.u [sono scelte stilistiche importanti, le mie. Mi pare evidente.]

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Forse ci siamo persi

E’ di nuovo settembre.
Il mese degli inizi, un po’ come fosse capodanno.
Arriva sempre così veloce che quasi non te ne accorgi.

Avrei mille cose da raccontare.
Mille concerti mi hanno riempito le orecchie.
Mille posti mi hanno riempito gli occhi.
Mille emozioni mi hanno riempito il cuore.
Non saprei nemmeno da dove cominciare, forse dovrei cominciare dal posto in cui tutto ha avuto inizio.
Cioè insomma dove io ho avuto inizio.

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